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Questo Libro è
stato Premiato con Medaglia
"L'Ala della
Vittoria" |
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PRESENTAZIONE
Ad un battito d'ala dalla città di Maiori,
alle spalle della costiera amalfitana, si adagia tranquilla la comunità
montana di Tramonti.
I poeti viaggiatori dell'Ottocento, ritti in piedi sulla terrazza
dell'antica torre del valico di Chiunzi, volgevano dapprima lo sguardo a
mezzogiorno (grigia roccia, verde mare e cielo terso), poi a
settentrione, verso la vallata di T ramonti, e così
commentavano:
« ...Un cantone svizzero caduto sulla costiera. ..».
Bello sul bello dunque, ma T ramonti e la
costiera hanno la stessa anima, le collega infatti una profonda gola, un
vero e proprio "fiordo" invaso dal giallo di limoni e ginestra. Inoltre,
anche storicamente, culturalmente ed economicamente, Tramonti è più
legata alla costiera che al fertile agro nocerino-sarnese che ai suoi
piedi, oltre i monti Lattari, si estende verso nord.
Terra di forte emigrazione, esigente di mani callose e schiene chine, ma
generosa di castagneti e vigneti.
I pochi rimasti, i più testardi, sono
tuttavia inclini al sorriso, ai sentimenti positivi, e rifuggono la
disperazione; forti di quella cultura contadina alacre ed ironica,
tipica delle terre di lavoro campane, arricchita da una certa nobiltà
culturale, dovuta al ricordo storico dell'influenza amalfitana:
l'internazionale repubblica marinara.
In questo contesto, da una famiglia
contadina della migliore tradizione, nasce, venticinque anni fa, Pietro
Tagliafierro, l'autore di queste pagine.
La poesia è istintiva e spontanea, non
supportata da una cultura letteraria universitaria, è vero, ma
portatrice di una spiccata tensione interiore e soprattutto di una
personalità poetica che, a volte, lascia stupefatti.
In « T rarami incrociati», frase
apparentemente senza senso,
si fa, ad esempio, un uso alternato di aggettivo-sostantivo, in un modo
che potrebbe suscitare l'invidia di qualche «manipolatore» di parole
professionista.
Pietro non è alla ricerca di «effetti
particolari», probabilmente non conosce I'ermetismo, ne le ultime
tendenze della ricerca poetica, ma semplicemente, come Francesco, canta
la pioggia ed il vento, le stagioni e l' amore. ..
Roberto Gentili |
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TI AMO
Amo tutto di te: le tue ombre
silenziose,
le tue canzoni misteriose.
Amo te, per i pensieri che pensi,
per la pace dei sensi.
Amo i tuoi sguardi malinconici,
per le parole che dici,
perché sei tu che mi piaci.
Amo te, per la tua anima peccatrice,
perché somigli tanto a quell' attrice,
amo i tuoi occhi, per gli anni che non
tocchi.
Amo il rigoglio dei tuoi luminosi
capelli,
così spettacolosamente belli, anche se un pò ribelli.
Amo il tuo cuore, così colmo d' amore.
18 agosto 1989
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PIETRO TAGLIAFIERRO
Il 23 agosto 1969 nasce una nuova vita. Pietro Tagliafierro.
L 'infanzia
Bene, l'infanzia è il periodo dell'innocenza, dove si fa tutto
inconsciamente.
Andavo sempre in mezzo a Trugnano (una frazione di un piccolo
paesino chiamato "Tramonti" a ridosso della Costiera Amalfitanal
dove c'erano i miei amici, insieme giocavamo a nascondino. Già da
piccolo si notava qualche cosa di strano in me, infatti mentre gli
altri bambini, correvano senza stancarsi, io quando correvo non
riusciva ne a mantenere lo stesso ritmo, ne a correre correttamente.
Dai sei agli otto anni
A sei anni incomincia a scoprire il fascino del calcio, c'era un
portiere che era bravo, era Ivan Bordon il portiere difendeva la
rete dell'lnter. Questa è una delle ragioni, di essere tifoso
nerazzurro, così ho incominciato a giocare tra i pali, con buoni
risultati. Il 1977, il medico di famiglia, dopo una visita,
consigliò ai miei genitori di portarmi al Policlinico di Napoli per
degli esami particolari. Dopo qualche giorno, i medici scoprirono
che avevo la "Distrofia Muscolare Progressiva". Restai in ospedale
ben 19 giorni durante i quali mi asportarono un pezzetto di muscolo
del braccio destro e della gamba sinistra. Ritornati a casa, dopo
qualche mese incominciai a fare le prime terapie, per un anno, ogni
due giorni con papà, l'anno dopo con il pulmino.
La prima sedia con le ruote
La fine del 1981, le gambe non potevano più sostenermi, così un
giorno di dicembre arrivò (per modo di direI, la prima sedia a
rotelle. Cominciò così per me il periodo più buio. Guardavo gli
altri che correvano, ed impazzivo, col passare del tempo mi resi
conto che era inutile starci male così incominciai a sorridere e a
giocare a calcio insieme alla mia sedia a rotelle.
Sempre più amici ...dall'85
all'89
mi sono impegnato ad essere sempre più
cordiale e gentile con gli altri, giocavo a calcio e a bocce con
tanti nuovi amici. Gli anni passavano e nuove visite, hanno
riscontrato in me un precoce peggioramento, di conseguenza nuove
terapie. .. E' sempre imbarazzante parlarne, quando qualcosa di
meraviglioso si rivela ai nostri sensi e tutto ci sembra chiaro, ci
rendiamo conto di quante cose essa dissimula anche quando crediamo
di aver connesso ogni minima parte di una splendida rivelazione. La
splendida rivelazione è Pietro, un ragazzo che prima furtivamente,
poi con ostinazione riuscì ad allontanare dalla sua mente la
certezza, la concretezza di un destino amaro già deciso ed imposto
dalla Distrofia. La malattia spesso ha popolato di ombre scure,
indugianti e sfuggenti fantasmi l'anima innocente e sensibile di
Pietro. La sensibilità di un giovane ragazzo in balia di una realtà
crudele, che avrebbero potuto far prevalere l'ipnosi dell'inutile e
del finito. Pietro riuscì a porsi in contatto con quelle ombre e
quei fantasmi imparà a convivere e a rispettare il suo male.
Riusciva a confrontarsi con tutti, spesso si metteva in competizione
mettendo da parte le proprie limitazioni, orgoglioso e pieno di
amore. Pietro amava la vita, dava un senso alla vita, riusciva a
distinguere la diversità delle forme della vegetazione, sensibile e
attento ai cambiamenti dei colori della terra all'alternarsi delle
stagioni. Nel cielo terso e azzurro, nel passaggio del vento e delle
nubi, nelle notti di luna splendente Pietro lanciava un messaggio
d'amore, un sorriso e soprattutto un invito ad amare la vita in
qualsiasi circostanza. Il senso della vita è chiamato ad
oltrepassare incessantemente soglie di superficialità e di
materialismo. Spesso la vita sprofonda nell'organismo spettrale di
una foresta inaccessibile, dove la luce filtra senza rischiarare.
Per rendere la foresta accessibile dove la luce da vita alle forme,
basta un semplice sorriso alla vita. Pietro, nonostante la sua
malattia l'ha fatto, ed è diventato la luce che da vita alle forme.
Fortunato De Falco |
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