Pietro Tagliafierro

COLLANA "Poeti d'Oggi"

Gabrieli Editori

   

   ritorna alla pagina iniziale

   

 

Questo Libro è stato Premiato con Medaglia

"L'Ala della Vittoria"

 

PRESENTAZIONE

 

Ad un battito d'ala dalla città di Maiori, alle spalle della costiera amalfitana, si adagia tranquilla la comunità montana di Tramonti.
I poeti viaggiatori dell'Ottocento, ritti in piedi sulla terrazza dell'antica torre del valico di Chiunzi, volgevano dapprima lo sguardo a mezzogiorno (grigia roccia, verde mare e cielo terso), poi a settentrione, verso la vallata di T ramonti, e così
commentavano:
« ...Un cantone svizzero caduto sulla costiera. ..».

Bello sul bello dunque, ma T ramonti e la costiera hanno la stessa anima, le collega infatti una profonda gola, un vero e proprio "fiordo" invaso dal giallo di limoni e ginestra. Inoltre, anche storicamente, culturalmente ed economicamente, Tramonti è più legata alla costiera che al fertile agro nocerino-sarnese che ai suoi piedi, oltre i monti Lattari, si estende verso nord.
Terra di forte emigrazione, esigente di mani callose e schiene chine, ma generosa di castagneti e vigneti.

I pochi rimasti, i più testardi, sono tuttavia inclini al sorriso, ai sentimenti positivi, e rifuggono la disperazione; forti di quella cultura contadina alacre ed ironica, tipica delle terre di lavoro campane, arricchita da una certa nobiltà culturale, dovuta al ricordo storico dell'influenza amalfitana: l'internazionale repubblica marinara.

In questo contesto, da una famiglia contadina della migliore tradizione, nasce, venticinque anni fa, Pietro Tagliafierro, l'autore di queste pagine.

La poesia è istintiva e spontanea, non supportata da una cultura letteraria universitaria, è vero, ma portatrice di una spiccata tensione interiore e soprattutto di una personalità poetica che, a volte, lascia stupefatti.

In « T rarami incrociati», frase apparentemente senza senso,
si fa, ad esempio, un uso alternato di aggettivo-sostantivo, in un modo che potrebbe suscitare l'invidia di qualche «manipolatore» di parole professionista.

Pietro non è alla ricerca di «effetti particolari», probabilmente non conosce I'ermetismo, ne le ultime tendenze della ricerca poetica, ma semplicemente, come Francesco, canta la pioggia ed il vento, le stagioni e l' amore. ..

Roberto Gentili

TI AMO

 

Amo tutto di te: le tue ombre silenziose,
le tue canzoni misteriose.

 

Amo te, per i pensieri che pensi,
per la pace dei sensi.

 

Amo i tuoi sguardi malinconici,
per le parole che dici,
perché sei tu che mi piaci.

 

Amo te, per la tua anima peccatrice,
perché somigli tanto a quell' attrice,
amo i tuoi occhi, per gli anni che non
tocchi.

 

Amo il rigoglio dei tuoi luminosi capelli,
così spettacolosamente belli, anche se un pò ribelli.
 

Amo il tuo cuore, così colmo d' amore.

 

18 agosto 1989

 

 

PIETRO TAGLIAFIERRO


Il 23 agosto 1969 nasce una nuova vita. Pietro Tagliafierro.

 

L 'infanzia
Bene, l'infanzia è il periodo dell'innocenza, dove si fa tutto inconsciamente.
Andavo sempre in mezzo a Trugnano (una frazione di un piccolo paesino chiamato "Tramonti" a ridosso della Costiera Amalfitanal dove c'erano i miei amici, insieme giocavamo a nascondino. Già da piccolo si notava qualche cosa di strano in me, infatti mentre gli altri bambini, correvano senza stancarsi, io quando correvo non riusciva ne a mantenere lo stesso ritmo, ne a correre correttamente.

 

Dai sei agli otto anni
A sei anni incomincia a scoprire il fascino del calcio, c'era un portiere che era bravo, era Ivan Bordon il portiere difendeva la rete dell'lnter. Questa è una delle ragioni, di essere tifoso nerazzurro, così ho incominciato a giocare tra i pali, con buoni risultati. Il 1977, il medico di famiglia, dopo una visita, consigliò ai miei genitori di portarmi al Policlinico di Napoli per degli esami particolari. Dopo qualche giorno, i medici scoprirono che avevo la "Distrofia Muscolare Progressiva". Restai in ospedale ben 19 giorni durante i quali mi asportarono un pezzetto di muscolo del braccio destro e della gamba sinistra. Ritornati a casa, dopo qualche mese incominciai a fare le prime terapie, per un anno, ogni due giorni con papà, l'anno dopo con il pulmino.
 

La prima sedia con le ruote
La fine del 1981, le gambe non potevano più sostenermi, così un
giorno di dicembre arrivò (per modo di direI, la prima sedia a
rotelle. Cominciò così per me il periodo più buio. Guardavo gli
altri che correvano, ed impazzivo, col passare del tempo mi resi
conto che era inutile starci male così incominciai a sorridere e a
giocare a calcio insieme alla mia sedia a rotelle.

 

 Sempre più amici ...dall'85 all'89

mi sono impegnato ad essere sempre più cordiale e gentile con gli altri, giocavo a calcio e a bocce con tanti nuovi amici. Gli anni passavano e nuove visite, hanno riscontrato in me un precoce peggioramento, di conseguenza nuove terapie. .. E' sempre imbarazzante parlarne, quando qualcosa di meraviglioso si rivela ai nostri sensi e tutto ci sembra chiaro, ci rendiamo conto di quante cose essa dissimula anche quando crediamo di aver connesso ogni minima parte di una splendida rivelazione. La splendida rivelazione è Pietro, un ragazzo che prima furtivamente, poi con ostinazione riuscì ad allontanare dalla sua mente la certezza, la concretezza di un destino amaro già deciso ed imposto dalla Distrofia. La malattia spesso ha popolato di ombre scure, indugianti e sfuggenti fantasmi l'anima innocente e sensibile di Pietro. La sensibilità di un giovane ragazzo in balia di una realtà crudele, che avrebbero potuto far prevalere l'ipnosi dell'inutile e del finito. Pietro riuscì a porsi in contatto con quelle ombre e quei fantasmi imparà a convivere e a rispettare il suo male. Riusciva a confrontarsi con tutti, spesso si metteva in competizione mettendo da parte le proprie limitazioni, orgoglioso e pieno di amore. Pietro amava la vita, dava un senso alla vita, riusciva a distinguere la diversità delle forme della vegetazione, sensibile e attento ai cambiamenti dei colori della terra all'alternarsi delle stagioni. Nel cielo terso e azzurro, nel passaggio del vento e delle nubi, nelle notti di luna splendente Pietro lanciava un messaggio d'amore, un sorriso e soprattutto un invito ad amare la vita in qualsiasi circostanza. Il senso della vita è chiamato ad oltrepassare incessantemente soglie di superficialità e di materialismo. Spesso la vita sprofonda nell'organismo spettrale di una foresta inaccessibile, dove la luce filtra senza rischiarare. Per rendere la foresta accessibile dove la luce da vita alle forme, basta un semplice sorriso alla vita. Pietro, nonostante la sua malattia l'ha fatto, ed è diventato la luce che da vita alle forme.
 

Fortunato De Falco