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3 Usanze e Tradizioni Quello che rimaneva dell’impasto per fare il paneLa tradizione di Tramonti, per quanto riguarda la
Pizza, è un insieme di usanze. Ce n’era una -tra le tante- la cui
origine si perde nella notte dei tempi e secondo la quale la Pizza
veniva fatta in casa con la pasta che rimaneva dopo aver fatto il pane.
Si tratta di una pizza “periodica “ , quindi, che si faceva quando
finiva il pane e se ne faceva dell’ altro. Ancora oggi è possibile constatare che a
Tramonti le case dell’epoca possedevano, quasi tutte, il forno a
legna. Esemplari di rilevante bellezza in stile moresco anche molto
ampi, che venivano utilizzati anche nel procedimento di essiccazione di
fichi, castagne e quant’ altro.
Ritrovi:
dal Fornaio al modello “Casa :Passeggiato”
La Pizza appariva più frequentemente dal fornaio
dove ogni domenica mattina, sempre con quanto rimaneva dell’impasto
del pane e con qualche pomodorino, si schiacciava un pezzo di pasta che
diventava Pizza. Sempre dal fornaio, la domenica mattina c”era
anche chi portava i propri ingredienti da casa per guarnire la Pizza,
per mangiarne un pezzo in compagnia degli altri, così, per
socializzare. Questo perché, a quei tempi, il fornaio era un luogo”
sociale” , caldo e profumato di farina, dove potersi soffermare un pò
e far compagnia al panettiere per “far passare “ la notte, o per
incontrare qualcuno della borgata e fare una chiacchiera. Vi erano a Tramonti, ai tempi di cui stiamo
parlando, anche altri luoghi dove gli abitanti di Tramonti usavano
riunirsi per socializzare. Erano una sorta di ritrovo, identificabili
come luogo d8ve si poteva giocare a carte, a bocce, ecc. e dove si
poteva mangiare qualcosa e, quindi, anche la rimanenza della “ cotta
del pane” che inevitabilmente veniva guarnita con un pomodoro e
qualcosa d’altro disponibile diventando Pizza a tutti gli effetti. Si ricorda, per esempio, che negli anni ‘20 a
Bolvito, nel villaggio di Gete, dove attualmente c’è il campetto di
bocce, c’era Casa Passeggiato, che era un ritrovo popolare dove si
giocava a carte e cartoni ( cioe le carte che si battono)
fino a tardi. Qui si poteva mangiare stoccafisso, polli, soffritto,
milze e, ovviamente, una Pizza secondo il criterio della rimanenza
dell’impasto per il pane, guarnita con un pomodoro, due alici e olio
allegro. Quello di Casa Passeggiato è un modello sociale
di antica ristorazione che a Tramonti si diffuse spontaneamente, senza
ne licenze ne moderni regolamenti.
Una
Merenda alla buona
Ai tempi del dominio spagnolo, a Napoli la piazza
Mercato era il punto di incontro di tutti i mercanti dei dintorni della
città, che da tutti i paesi circostanti portavano ogni sorta di
mercanzie. Dai monti Lattari (penisola sorrentino amalfitana)
i mercanti arrivavano con carretti o con ogni sorta di mezzo di
trasporto. Erano quelli che portavano un formaggio fresco fatto con il
latte delle mucche che si è sempre chiamato mozzarella, almeno fino a
quando non sono sopraggiunte le attuali distinzioni che non tengono
conto della tradizione. I contadini dei Monti Lattari, che nelle proprie
masserie facevano tutto, anche il pane, si portavano dietro anche una
“merenda” fatta di pasta di farina che facevano loro stessi
utilizzando un pò della pasta rimasta per fare il pane, schiacciata
alla buona, senza particolari tecniche, la condivano con lardo e qualche
pomodoro, aglio e origano. Era la loro merenda che consumavano a ora di
pranzo e che li rendeva autonomi e risparmia- tori nella maniera più
genuina. Era l’antenato della Pizza, che in qualche modo venne a
contatto con i frequentatori del mercato. L’antenato della Pizza che
veniva a contatto con la stessa città di Napoli, attraverso la
cordialità, che è tipica delle genti della campagna: i contadini
offrivano un pò della loro singolare merenda ai colleghi venditori. Era una Pizza che agli inizi era più oblunga,
ovale, o senza una forma specifica che dovette adattarsi, nel corso del
tempo, alla forma delle tipiche ceste rotonde di Tramonti che venivano
usate per portare le Pizze. Così, con l’ andare del tempo, la
“merenda “ dei venditori adattandosi alla forma del tondo cesto,
misurava circa 15-20 centimetri di diametro. Ma a quei tempi la tipica “merenda” non si
chiamava ancora Pizza. La parola Pizza venne successivamente in seguito
a varie trasformazioni, che dal dialetto ne hanno fatto una parola del
vocabolario italiano. Il tutto cominciò con il fatto che la porzione di
pasta, inevitabilmente piccola rispetto alla massa dell ‘impasto, in
dialetto tuttora viene indicato con «nu piezz’ » , che vuol dire un
pezzetto, e che imponendosi come pietanza volse al femminile diventando
«na pizz’». cioè: una Pizza. Entrando nelle bocche di tutti, «a pizz’»
inevitabilmente entrò anche in quella dei colti che forgiano il
vocabolario per cui, italianizzandosi,
divenne “pizza”
La
Tradizione della Pizza nel giorno dei morti
La Pizza come pasto frugale, come merenda, nella
vita di Tramonti veniva preparata per il giorno dei morti. Si trattava
di due tipi di marinara: una con aglio e pomodoro e l’ altra con
l’aggiunta di acciughe e poi in due versioni: bianche (con la farina
“00”) e scure (con l’impasto del pane di grano). Erano
le pizze per il 2 novembre, quando gli abitanti di Tramonti si recavano
al cimitero, ubicato nell’ex residenza estiva di Eleonora d’
Aragona, un bellissimo insediamento storico di villeggiatura detto “il
Castello”. Per quel giorno di Pizze se ne preparavano qualche
migliaio, e venivano vendute alI ‘ingresso del cimitero fin dalle 5
del mattino. |