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Memorie storiche sul Dopolavoro di Campinola a
cura di Mario Del Core con la collaborazione di Rita Mammato e vari “amici” del Dopolavoro
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Bernardino Ferrara uno dei soci Fondatore
Mario Del Core
Domenico Russo Presidente
Tagliafierro Pietro Gestore Dopolavoro
Sede Dopolavoro Palazzo Telese
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Intorno
agli anni 1930/31,quindi in piena epoca del regime di Benito Mussolini,
una circolare del Ministero della Propaganda invitava i
Segretari Federali ad istituire nei paesi prevalentemente rurali
dei centri dove
il “rurale”doveva imparare a riposare dopo il lavoro, a
discutere dei problemi
quotidiani così come espresso sui manifesti esposti nei locali, giocare a
dama, biliardo, tombola, carte. Si poteva parlare anche di politica ma
solo di “politica fascista”.
A Tramonti se ne istituirono almeno cinque, fra cui quello di
Campinola che fu il primo.
I soci fondatori furono: Vincenzo
Vicedomini presidente (che era pure segretario comunale), Francesco
Tagliafierro segretario, Gaetano
Manzi cassiere, Bernardino Ferrara, Giovanni Pisacane, Agostino Vaccaro,
Alfonso Tagliaferro, Raffaele Amato ed altri. C’era una persona addetta
alle pulizie e all’apertura e percepiva un compenso. Per
l’inaugurazione, avvenuta nel mese di aprile del ’31, IX era fascista,
furono preparati degli addobbi e vi parteciparono esponenti politici del
partito fascista di tutta la provincia, compreso il
Segretario Federale provinciale. La prima sede del Dopolavoro fu
nei locali della famiglia Telese in piazza Campinola.
Il primo gennaio del primo anno d’apertura fu organizzata una
festa con una tavolata in cui fu consumato quasi un maiale intero. Si
ricorda che la festa fu disturbata da un dissidente che, per dispetto,
tagliò la seduta di alcune sedie.
La prima gestione durò fino al 1934, anno in cui la sede fu
spostata nei locali del palazzo di don Emidio Palladino. Il presidente
della nuova gestione fu l'avvocato Vittorio Palladino il quale si distinse
per il suo carattere irascibile. In questo periodo i soci comprarono una
radio per rallegrare le serate, con una spesa di circa milleduecento lire.
Dopo alcuni mesi il Direttore della Marelli di Milano Silvio Brandi
regalò una radio più idonea ad un circolo sociale. La radio già
acquistata dai soci fu venduta a don Emidio Palladino che provvide al
pagamento delle rate successive.
Nel 1938 il Dopolavoro ritornò nella sede di casa Telese
Nel frattempo il presidente Vicedomini partì per la guerra e fu
sostituito dal cavaliere maggiore Nicola Telese, reduce di guerra, che al
fine di migliorare i rapporti sociali e le buone maniere, pose delle
regole di comportamento che non furono adeguatamente capite soprattutto
dal gestore che si dimise dall’incarico e fu sostituito da Antonio
Cascella (‘o Cecere).
Quando il maggiore Telese fu richiamato in guerra assunse l’incarico
di presidente Bernardino Ferrara; durante il suo incarico la gestione fu
difficoltosa tanto che il presidente decise di portare a casa ciò che
aveva comprato chiudendo la sede per circa un anno.
In seguito lo stesso Bernardino, con l’aiuto di alcuni soci,
riaprì la sede e a lui subentrò come presidente Giovanni Tagliafierro
(detto Giuvann ‘e Ventur) e la conduzione fu affidata ad Alfonso
Apicella (Funzino ‘o zuopp).
Durante la guerra, il maggiore Telese rientrò per convalescenza e
riassunse la carica di presidente. Ogni sera, durante la lettura del
bollettino di guerra, i presenti, in segno di rispetto e attenzione,
dovevano alzarsi in piedi, togliersi il berretto ed ascoltare ciò che era
successo sui vari fronti.
Negli anni ’50 ci fu una crisi economica che fece rischiare,
ancora una volta, la chiusura del Dopolavoro. Per evitare questo, il socio
Giovanni Ferrara assunse l’incarico di presidente, Giovanni Russo quello
di segretario, Giovanni Pisacane quello di gestore (pulizie e apertura dei
locali) e in quegli anni iniziò l’attività di bouvette con la
somministrazione ai soci di bibite (gassosa, aranciata, birra), di
caramelle e biscotti. Sottobanco venivano vendute agli accaniti fumatori
cartine, per farsi da sé le sigarette, e pietre focaie. Le attività
ricreative ebbero un incremento e consentirono una discreta rinascita
economica.
Rimase memorabile il passaggio per Campitola di una compagnia di
teatranti girovaghi (ospitati dalla famiglia Telese) che dette spettacolo
di commedie e varietà all'interno del Dopolavoro per una quindicina di
giorni, con una straordinaria affluenza di pubblico anche dai villaggi
vicini,
Nel 1956 vi fu un vero avvenimento: l’acquisto di un televisore
(il terzo apparecchio a Campinola dopo quelli di Mario Del Core e Raffaele
Mandara). Il circolo di Campinola fu il primo ad avere in dotazione il
televisore e a coloro che volevano vedere le trasmissioni veniva richiesto
un contributo di venticinque lire. Agli abitanti di Campinola si
aggiungevano quelli delle zone limitrofe.
Nel 1957 fu comprata la prima macchina per il caffè espresso e
Raffaele Pisacane, figlio di Giovanni, costruì,con l’aiuto di Francesco
Russo, un banco di ferro zincato con un rubinetto di acqua corrente fatta
defluire da un serbatoio. Nello stesso periodo, Giovanni Pisacane ogni
domenica, preparava un sorbetto di limone che venne presto sostituito dai
gelati confezionati conservati con ghiaccio secco.
Negli anni ’60, durante la gestione di Pasquale Campanile, fu
comprato il primo frigorifero da Giovanni Pisacane
Nello stesso periodo il circolo fu dotato di una macchinetta
contenente pacchetti di sigarette, per poterli vincere si doveva
introdurre una moneta di cinquanta lire e manovrare una gru interna.
Furono introdotti altri giochi con premi e ciò contribuì a favorire un
incremento economico che venne utilizzato per la pavimentazione di una
delle sale e per rinfrescare le decorazioni esistenti. Successivamente fu
pavimentata anche l’altra sala.
Nel 1966 vi fu una gara d’appalto per la gestione del circolo:
furono in gara Oreste Pisacane e Antonio Amato e quest’ultimo se l’aggiudicò
per la somma di centomila lire annue.
Dopo qualche anno, alla presidenza venne eletto Giovanni Ferrara (Giuvannino
‘e Velardino) e la gestione passò ad Alfonso Tagliaferro che la tenne
fino all’inizio degli anni ’70. Nel 1973 gli subentrò per breve tempo
Giovanni Cascella e quindi Paolo Tagliaferro che rimase fino al 1980, anno
del drammatico terremoto che coinvolse gran parte della Campania ed anche
Tramonti
A causa dei danni subiti dal palazzo della famiglia Telese, i
locali si resero inagibili e l’attività del Dopolavoro proseguì poco
distante, in piazzetta di casa Giordano, con la gestione di Gennaro
Amatruda e la presidenza di Riccardo Rossi.
L’evento sismico procurò una grave lesione anche nei rapporti
sociali e nella vita di tutta la borgata. Tutto lo spirito che aveva
animato il nascere ed il proseguire dell'attività del Dopolavoro, ovvero
la creazione di una coscienza comunitaria, di “mutuo soccorso”, del
piacere di stare insieme e confrontarsi quotidianamente su qualsiasi
argomento, sia di carattere vita quotidiana nonché su problematiche non
strettamente legate agli interessi specifici dei soci frequentatori del
Dopolavoro, tese sempre più a sfumare: anche per l'accentuarsi del flusso
migratorio di abitanti di ogni età e condizione verso il nord Italia in
cerca di miglior vita e attività, con conseguente spopolamento di
Campinola stessa.
Nonostante tutto questo, però, l’attività del Dopolavoro
proseguì, pur fra molte difficoltà, soprattutto di carattere economico
ed organizzativo. Questa fase durò alcuni anni e fu superata soprattutto
per l’enorme disponibilità ed interessamento di Mario Del Core, Aniello
Russo, Francesco Palladino, Bonaventura Tagliaferro, Raffaele Vaccaro e la
famiglia di Giovanni Ferrara che contribuirono generosamente alla ripresa
dell’attività al piano terra del palazzo Telese-
Locali ripristinati ed adeguati con notevoli spese dalla
proprietaria prof. Enza Telese che desiderava continuare la tradizione
familiare di sostegno al circolo e la cui munificenza divenne una costante
sempre più incisiva e generosa fino ai giorni nostri con notevoli
contributi e lavori straordinari.
Nel 1990 la presidenza fu assunta per acclamazione da Salvatore
Ferrara e la gestione della bouvette dall'appassionato e disponibile
Pietro Tagliaferro che ancora coinvolge e sacrifica alla "causa"
tutta la famiglia.
Ad una breve reggenza di Pasquale Manzi subentrò Mimì Russo che
tuttora detiene l’incarico.
Scrivere la storia di oggi sarebbe, forse, difficoltoso ma anche
emblematico dei mutamenti sociali e umani, dovuti ad una sempre più
scarsa interazione sociale fra le forze presenti sul territorio che invece
dovrebbero favorire ed incentivare la crescita della comunità tramontina
e campinolese in particolare.
Questa breve memoria si conclude con l’auspicio che ognuno riesca
ad individuare i comportamenti più adeguati e civili ed esprimere
mentalità e sentimenti che rendano viva ed autentica la vita di una
comunità, recando contributi concreti, costruttivi e sinceri. |
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