10 I Prodotti


La Farina


Per realizzare la Pizza di Tramonti è bene ricordare alcuni principi di base che i maestri di Tramonti ripetono sovente.

Il primo è: «La vera Pizza si fa con pochi ingredienti ma buoni», e il secondo: «Come si fa a fare una pizza buona se i prodotti non sono buoni ? »

Le indicazioni per fare una buona Pizza Tramontana finiscono sempre con un consiglio: «Si raccomanda di utilizzare tassativamente i prodotti  di Tramonti  così come indicato, per poter gustare il profumo degli aromi unici al mondo di Tramonti » .

Vale la pena sottolineare anche che, parlando con i maestri della pizza di Tramonti, si capisce che in sostanza essi lavorano tutti su una stessa guida: il ricordo dei sapori della pizza dei tempi della fanciullezza a Tramonti, nelle loro case, e di cui sono rimasti testimoni ed eredi.

Si è venuti a conoscenza dei prodotti che si usano, per realizzare la ricetta della Pizza Tramontana, attraverso dichiarazioni rilasciate dai maestri durante programmi televisivi, interviste, spettacoli o scritti pubblicati in varie occasioni.

La farina deve essere di fresca macinatura, di grani italiani anche se ha meno forza, ma questo vuol dire che va lavorata con una tecnica diversa, e il segreto sta nel non usare l'impastatrice che, con gli attriti e il calore che provoca, distrugge tante cose importanti.

Non esiste una farina buona di per se, idonea a fare la pizza, e la miscela da usare deve essere si il frutto di una ricerca e di una sperimentazione, ma anche il prosieguo del passato che appartiene ai maestri della Pizza di Tramonti attraverso la tradizione.  


L' Acqua


Per fare un buon impasto bisognerebbe usare l'acqua delle sorgenti di Tramonti. In mancanza di un'acqua sorgiva, si può usare acqua depurata che si ottiene in vari modi. Tra i più diffusi quello di far bollire l' acqua al fine di sterilizzarla e poi filtrarla del calcare e di ogni altro elemento disciolto a seconda del luogo e dell’acquedotto (cloro, residui ferrosi, ecc. )  


Il Lievito


La lievitazione tradizionale avviene, come si è sempre fatto, con la pasta acida, detta' o criscito, una crescenza acidula.

Nella Tramonti di una volta il criscito veniva conservato dall'ultimo che faceva il pane: chi doveva fare l'impasto si informava di chi l' avesse fatto per ultimo e vi si ricorreva.

E così il lievito faceva il giro del paese, magari trovandovici dentro qualche scaglia di legno del piano di lavorazione della cotta precedente. Questo modo di fare, questo fatto sociale dell'impasto, è andato avanti a Tramonti fino agli anni 50.

La lievitazione da il sapore alla Pizza e nella realizzazione dei lieviti non si dovrebbe mettere il sale che è controindicato. Qui dappresso, seguono alcune note sul lievito del maestro Tonino Generale tratte dal suo libro. Il lievito è quella sostanza composta di microrganismi vegetali in grado di produrre, in un impasto, un'espansione tale da garantire ad esso leggerezza e gradimento. Tre sono i tipi di lievito: naturale, industriale, chimico.

Il lievito naturale, usato un tempo, è composto di farina bianca impastata con sale e usato il giorno dopo per alzare la pasta. Esso è detto crescenza.

Poi esistono anche il lievito industriale, che è quello ottenuto da colture di saccaromyces cerevisiae (e che viene usato più comunemente) e il lievito chimico ottenuto, appunto, da sostanze chimiche che, a contatto con acqua e calore, libera anidride carbonica.  


Il Pomodoro


I pomodori, le passate, le polpe e i pomodorini nella cucina di Tramonti sono freschi, profumati e ricchi di sapore: un inno alla natura ed alla genuinità che si rinnova ogni giorno, un valore della terra e principi sani di bontà trasmessi alle nuove generazioni in pizzeria.

È un pomo d'oro del Mediterraneo, che garantisce la genuinità e la purezza e che possiede una tradizione nella famiglia Lodato, a Castel S. Giorgio (in provincia di Salerno ), che ha sviluppato l'attività dei loro antenati. La Lodato S.p.A. ha sede nella soleggiata piana dell' Agro nocerino-sarnese, con Tramonti che la guarda dalle alture, ed è una azienda che anche adeguandosi alle normative moderne ed ai vantaggi dei controlli della tecnologia, non ha perso il contatto con le radici e l' antica passione per le cose semplici, riproponendo ancora i sapori di una volta con il pomodoro " Annalisa " , che fiancheggia da 10 anni le attività di sviluppo dell 'immagine della Tradizione della Pizza di Tramonti. mezzi sempre più moderni utilizzati dai  fratelli Lodato hanno permesso di valorizzare al massimo il pomodoro appena colto, trasformandolo in un gesto d’amore  per la vita e per i buongustai.  


Mozzarella


La mozzarella di Tramonti è così gustosa in  conseguenza della combinazione dell' aria  e dell’acqua che a Tramonti si concertano in un modo così particolare. L'aria arriva dal mare ricca di iodio e le sorgenti di acqua pura sgorgano nella macchia mediterranea di Tramonti dove vivono le mucche. Il fenomeno della mozzarella di Tramonti, praticamente, è sempre stato unico senza potersi verificare in alcun altro posto del mondo.

Il primo caseificio di Tramonti si stabilì in una zona chiamata Ferriera, a metà strada fra il villaggio di Paterno e quello di Pucara, dal lato di Tramonti che si affaccia verso il mare.

Ma anche se la mozzarella si produceva a Tramonti, la si vendeva altrove. Tra i pochi che potevano permettersi di mangiare la pizza con la mozzarella si ricordano: Gigino 'O Daziario, e don Gaetano Apicella, che comprava la mozzarella in cambio di altre merci.

Una delle famiglie di Tramonti che ha avuto maggior peso nella storia della lavorazione del latte a Tramonti è la famiglia Mandara, che si era originaria di S. Antonio Abate, il cui capostipite era Pasquale Mandara della borgata di Campinola. I figli dei Mandara si dedicarono tutti alla lavorazione del latte: le femmine andarono a stabilirsi a Brooklyn (New York), i maschi dei Mandara si stabilirono a Mondragone, a S. Antonio Abate, ad Agerola, e a Tramonti. Il Mandara di Tramonti si chiamava Ciccio 'O Lattaro che ebbe figli quali: Geremia (monaco), Carmine (prete), Raffaella (Luccella) e i seguenti che furono tutti continuatori dell' attività patema: Consiglia' a Lattara a Tramonti, Pasqualino 'o Lattaro a Corbara e Peppe 'e Ciccio a Novara .

Nel biellese il primo caseificio si ebbe a Masazza per opera di Arturo Giordano, figlio di G'seppe 'a Crapara, figlio di Totonno 'e Facchiello di Corsano e Prisco Apicella. 


Il Forno


I forni tradizionali di Tramonti erano grandi ed avevano un finestrino, detto “o meniello”, che serviva per vedere all'interno, per ispezionare la cottura. A tale scopo si accendeva un pò di legna per far luce e sorvegliare il pane o, nel caso, la Pizza. Quando invece nel forno si cuocevano i fichi, si faceva luce con il lucignolo di terracotta ad olio, detto 'o mos' r'uoglio’, cioe la posa dell'olio.

In origine, solo le famiglie di una certa levatura sociale avevano il forno in casa come, per esempio la famiglia Giordano a Capitignano, la famiglia Giordano  a Conca, Costantino 'O 'Prefetto' a Cesarano ed altre famiglie ancora.

Prima del grande esodo dell 'emigrazione si registra a Tramonti la presenza di un forno ogni 4 - 5 famiglie.

Uno degli antichi forni di Tramonti dove si faceva il pane, di cui si ha memoria, è quello di Polvica. Ora non esiste più, era ubicato nell'attuale sala da pranzo del tabaccaio, che allora era sede del fornaio che affacciava sulla piazzetta storica di Polvica. Gli ultimi che vi hanno operato sono il panettiere Salvatore Apicella con la moglie Clorinda dal 1936 al 1945, a cui ha fatto seguito Giovanni Apicella detto Giovanni 'O Suoppo, che vi ha lavorato dal 1945 fino al 1960.

Nel 1960 i forni ancora attivi, che facevano il pane, si trovavano nei seguenti villaggi:

  • -Francesco Vaccaro detto Francesco '0 Furnaro a Casalzano,

  • -Vittorio Imperato a Pietre,

  • -Erasmo Adamo anche a Pietre,

  • -Imperato Vincenzo detto Vicienzo “0 Furnaro” a Cesarano,

  • -Giuseppe Giordano a Capitignano,

  • -un altro stava a Campinola,

  • -e a Polvica il forno di Matteo Apicella e quello di Luca Apicella, detto Lughetto, che dal 1960 ha continuato ad operare fino al 1996 quando, ormai in pensione, ha ceduto l' attività.

 All'epoca di Giggino ' A Casettara (poi detto 'O Miliardario) anche il primo forno venne costruito da un maestro di Tramonti, e quindi il primo forno al nord fu costruito a Novara, da Francesco Palladino che abitava alla borgata di Corsano, in una località fra la Fieccia e Seperciano.

Tra i maestri costruttori di forni che si ricordi, il più antico è sicuramente Mastro Giacomino di Novella. Attualmente, tra i pochi di Tramonti che ancora costruiscono forni, è rimasto Emilio Citarella, in Friuli Venezia Giulia.

Qualcuno dei vecchi maestri della Pizza di Tramonti dice che il forno è come un pianoforte: bisogna saperlo suonare.

I maestri della Pizza di Tramonti mantengono la tradizione del forno a legna nelle proprie pizzerie anche se, in particolari occasioni come il Pizza Expo di Las Vegas, dove è vietato produrre fuoco di qualsiasi genere, hanno provato ad usare il forno elettrico della Garland lndustries conseguendo ottimi risultati soddisfacenti. Ciò aprirà di sicuro un dibattito sulla cottura della pizza nell’ 'imminente congresso sulla Pizza Tramontana.  


La veracità dei Prodotti


Sempre a proposito dei prodotti che compongono la Pizza di Tramonti, nel 1968 Giuseppe Russo di Tramonti crea a Brescia il ‘Centro di tutela degli ingredienti della Pizza di Tramonti’ successivamente registrato nel 1995 a Montirone, in provincia di Brescia, alla via Belleguardelle n.2

Nella stessa sede Giuseppe Russo ha un mozzarellificio e produttore  di ingredienti per la  Pizza ed una  scuola.  


Riferimenti essenziali 


Altri riferimenti essenziali sono stati raccolti incontrando i maestri della Pizza di Tramonti, che hanno completato il quadro complessivo della Pizza Tramontana alla cui tradizione sono collegate alcune cose importanti:

  • l) il basilico, gli aromi, e i prodotti che componevano la pizza napoletana nei secoli scorsi venivano da Tramonti;

  • 2)la mozzarella, in particolare, è proprio originaria di Tramonti, che è un paesino incastonato nel gruppo montagnoso che si chiama "Monti Lattasi e il formaggio fuso che si è sempre fatto a Tramonti si è sempre chiamato mozzarella. Le distinzioni sono arrivate successivamente ma a Tramonti la mozzarella rimane sempre quella fatta col latte delle mucche.


La Distribuzione


La distribuzione  dei prodotti per le pizzerie di Tramonti non è, al momento, strutturata secondo un sistema unificato e unificante, e comunque ci sono distributori paesani a Biella, Massazza, e a Monfalcone (GO).