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4 Storia dell'emigrazione I PionieriLa
tradizione della Pizza di questo pianeta si compone di due principali
direttrici: quella di Napoli e quella di Tramonti, a cui si affiancano la
Pizza di Bracigliano e la Pizza a metro di Vico Equense, che tra qualche
anno celebra il primo centenario avviandosi a diventare una
‘tradizione’ anche se è un fenomeno più recente. La
tradizione di Napoli si identifica con la Pizza Margherita che «sul’ a
Napule a sann’ fà», come è noto, mentre la tradizione di Tramonti
oltre alla sua Pizza Tramontana, si identifica con il fatto di aver fatto
conoscere la Pizza in tutto il mondo attraverso l ‘infinità delle sue
pizzerie. Lo
sviluppo del fenomeno delle pizzerie di Tramonti si verificò casualmente
ed in seguito al tentativo di vendere prima ed imporsi poi con la
mozzarella. Vale
la pena spendere ancora qualche riga riprendendo il fatto che il
territorio montagnoso di Tramonti fa parte dei Monti Lattari, i quali si
estendono lungo tutta la penisola sorrentino- amalfitana, in Provincia di
Salerno. Tramonti è un crocchio di colline che si affacciano sul mare dal
lato della Costiera Amalfitana, in origine era un paese prettamente
agricolo e pastorale. Da
secoli esistevano a Tramonti attività specifiche tuttora presenti come la
lavorazione del latte, che si caratterizza per la produzione di
mozzarelle, e la particolare lavorazione del legno di castagno con la
produzione di cesti che, nei tempi che furono, venivano utilizzati per
contenere le mozzarelle e, in seguito, anche le pizze. Le forniture di
formaggi venivano vendute principalmente sui due versanti:
nell’entroterra l’ Agro Nocerino con Pagani e i paesi limitrofi,
all’epoca raggiunti a piedi attraverso il Valico di Chiunzi; e dal lato
mare la Costiera Amalfitana con Maiori e gli altri piccoli borghi
marinari, sempre raggiunti a piedi. La
mozzarella di Tramonti aveva vocazioni di conquista di altre terre. Nel
1800 le mozzarelle di Tramonti arrivavano fino a Napoli. I prodotti
caseari che si producevano a Tramonti divennero sempre più ricercati e
l’attività divenne sempre più importante tanto che nei primi del 1900
già si fornivano le più note pizzerie di Napoli con la mozzarella
prodotta a Tramonti. Ma
la storia della Pizza si collega con la mozzarella nel 1947 seguendo due
direttrici che si intrecciano: quella di Luigi Giordano e quella di
Vittorio Macchiarola, entrambi mozzarellari emigrati al nord. Luigi
Giordano di Tramonti, durante il periodo di leva militare viene destinato
a Loreto, in provincia di Novara. Nel frattempo venne l’armistizio
dell’8 settembre del 1943, e Luigi Giordano era dovuto rimanere in quei
luoghi non potendo ritornare a casa dove, nel frattempo, i Battaglioni dei
Ranger (1°,3° e 4°) erano impegnati nel combattimento contro i tedeschi
che, a mano a mano, indietreggiavano verso la battaglia finale di Anzio,
l’ anno successivo, nel 1944. Le
truppe speciali anfibie americane, i Ranger, erano sbarcate sulla vicina
spiaggia di Maiori all’alba dell’8 settembre 1943 per andare a
mettersi in postazione a Tramonti, che si affaccia proprio sul mare di
Maiori. Tramonti era la testa di ponte e i Ranger stabilirono lì il loro
ospedaletto da campo, in un
rifugio montano sul Valico di Chiunzi, l’attuale pizzeria “La Violetta “ , rimasta negli
annali dei Ranger come Fort Schuster.
L’alleanza
fra l’Italia e gli Stati Uniti d’ America fu la causa di una
incredibile rivalsa da parte dei tedeschi e, per sfuggire alle
trucidazioni in atto dappertutto, anche Luigi Giordano in Piemonte dovette
rifugiarsi sulle alture della zona in cui si trovava: le colline di
0leggio, la zona del Lago Maggiore, Mena, Ossola, dove si trovò anche a
far parte dei partigiani. Li ha vissuto sugli altopiani dove si rese conto
dell’abbondanza di latte, e dove pensò di impiantare un caseificio,
dove potersi sviluppare una attività di lavorazione del latte e la
produzione di mozzarella fondata sulle esperienze e la maestria di
Tramonti. Finita
la guerra e il servizio militare, Luigi Giordano torna a Tramonti
ritrovandosi nelle solite difficoltà di lavoro e occupazione insieme agli
altri del suo paese, ai quali racconta della prosperosità che Loreto
avrebbe potuto offrire con la lavorazione del latte. Le prospettive di
opportunità illustrate da Luigi Giordano risvegliano, cosi, in un
gruppetto di ardimentosi, il coraggio necessario per emigrare da Tramonti.
E
cosi, sempre a proposito delle sorti della Pizza di Tramonti, i primi che
partono da Tramonti all’avventura e alla ricerca di un lavoro sono:
Il
sestetto attraversa il Valico di Chiunzi nel dopoguerra, e si dirige verso
Novara approdando a Loreto. Qui i sei costituirono una impresa di
produzione e distribuzione di latticini dove Peppe ‘e Ciccio era
l’esperto della mozzarella di una stirpe professionale antichissima il
cui capostipite era Ciccio Mandara (Francesco). Ciccio apparteneva ad una
famiglia numerosa di cui tre fratelli facevano la mozzarella ad Agerola e,
nella distribuzione, si estendevano dai Monti Lattari fino a Pompei. Il
figlio Peppe, in particolare, lavorava il 90% del latte di Tramonti, fino
a quel momento. Si
aggiunge al gruppo di pionieri, dopo pochi mesi, Alfonso Trezza,
proveniente dal villaggio Novella di Tramonti, che si dedica totalmente
all’attività e che in breve diventa il braccio destro di Giggino “A
Casettara” fino agli anni ‘80 quando va in pensione. Attualmente
Trezza vive a Vietri sul Mare in Costiera Amalfitana. Parallelamente,
sempre nel 1947, Vittorio Macchiarola di Tramonti ( detto 10 Stagnaro) va
a Stezzano, in provincia di Bergamo, a mettere il primo caseificio,
insieme con Fonsino ‘e Vilardino (Alfonso Ferrara) di Campinola, e
Antonio Pisacane. All’inizio affrontano grandi sacrifici, senza un
giaciglio dormono finanche per terra. Lavorano insieme per 4 anni e poi si
separano percorrendo strade diverse per interesse e attività. Alfonso
Ferrara se ne va a Rho e apre un altro caseificio. Pisacane rimase a fare
le mozzarelle nel caseificio di Stezzano che era stato venduto, e quindi
continuerà lavorando a ‘sottopadrone’. Vittorio Macchiarola si sposta
a Milano e si collega con Luigi Giordano che gli affida le mozzarelle
(prodotte a Loreto) da distribuire nel milanese. A
questo punto della storia comincia il rapporto tra Giggino ‘ A Casettara
e Vittorio ‘O Stagnaro. Ma vediamo prima come funziona I ‘impresa
casearia dei complessivamente sette emigrati di Tramonti che si
stabiliscono a Loreto. Luigino ‘0 Scialone era quello che in bicicletta
andava a raccogliere il latte in giro con il bidone in groppo. Tutti
insieme, poi, facevano le mozzarelle e le distribuivano nei paesi del
circondario. E comunque i tempi furono duri, e non tutti e sette
riuscirono a vedere nel sacrificio il senso della fortuna e, quindi, non
tutti la trovarono la fortuna. Fecero
marcia indietro: Peppe ‘0 Pupanio che ritornò a fare le ceste a
Tramonti, e Vicienzo ‘E Cucchiarella che riprese a fare il contadino.
Luigino ‘0 Scialone’ si stabilisce ad 0leggio, dove incontra la donna
della sua vita: Mariuccia Garzone, nata ad 0leggio, capo operaia in una
fabbrica di costumi da bagno sempre ad 0leggio. Le cose non andarono bene
per la salute di Luigino ‘0 Scialone che, nel frattempo, si ammala di
meningite. Anche Luigino ‘0 Scialone, quindi, fa ritorno a Tramonti, ma
per motivi di salute. Torna già sposato. Per vivere mette su una
macelleria ma, nel breve tempo di 6 mesi, decide di ritornare ad Oleggio
e, mentre nasce il suo primo ed unico figlio, lui muore. Il nome del
figliolo è Pier Giuseppe, ma la mamma lo chiama sempre col nome del
marito: Gigi, e tutti lo hanno sempre chiamato Gigi ( diminutivo di Luigi
che si pronuncia raddoppiando la consonante, alla napoletana). Gigi
diventa meccanico specializzato e a tutt’oggi è caporeparto in una
fabbrica di forni. Luigino
‘O Scialone era figlio di Giuseppe Cioffi (proveniente da Sambuco,
località di Ravello ) e di Giordano Maria Maddalena di Tramonti, figlia
di Rafele Scialone (Raffaele Cioffi). Giuseppe Cioffi era carbonaio e la
moglie Maria Maddalena era casalinga, con la quale ebbe 3 figli: Luigino
(‘0 Scialone), Domenico e Angela. Domenico ha vissuto facendo il
contadino, Angela, invece, negli anni ‘60 emigrò prima a Cuneo e poi a
Biella, dove il suocero Giusepp ‘a Crapara aveva una pizzeria in piazza
Fiume n. 4, la “Pizzeria Capri “ . In seguito, col marito Peppe ‘ e
G’sepp , continuarono la gestione della pizzeria. Sasino,
cioe Biagio Generale, si stabilì ad Oleggio, per cercare uno
sbocco con la lavorazione delle mozzarelle. Giggino “A Casettara”
rimase a Loreto, sempre a 0leggio, anche a fronte della constatazione che
la produzione di mozzarella non trovava molti sbocchi, poichè era un
alimento poco conosciuto e, soprattutto, non utilizzato nella ristorazione
in quanto non esistevano pizzerie. Il suo caseificio si chiamava
“Caseificio Giordano” che esiste ancora ed è gestito dal fratello
Amedeo, alla frazione Loreto di Oleggio, in provincia di Novara, che
distribuisce mozzarella in un raggio di duecento chilometri. All’epoca
bisognava darsi da fare per distribuire tutte le mozzarelle prodotte e
comunque, pur con tanto impegno, c’erano sempre degli avanzi. A questo
punto della storia Luigi Giordano, che era in contatto con Vittorio
Macchiarola che gli distribuiva le mozzarelle, pensò di utilizzare la
mozzarella che rimaneva per fare delle Pizze, coinvolgendo ‘O Stagnaro
(Vittorio Macchiarola) nell’allestimento di una pizzeria. Queste
storie sono cominciate entrambe nel 1947, Vittorio Macchiarola
s’incontra con Luigi Giordano dopo quattro anni, come abbiamo detto, e
siamo nel 1951. Si
giunge così all’8 agosto del 1951 quando nasce nel nord Italia, a
Novara, la prima pizzeria: la “Marechiaro”, che fu anche la prima
pizzeria di un tramontano, in via Rosselli n. 9, nel cuore di Novara, alla
piazza delle Erbe. Questa data resterà poi scolpita per l’eternità
diventando il giorno del Festival della Pizza di Tramonti. Dopo pochi mesi
le cose già vanno bene. Giggino consolida la propria famiglia, già ha un
maschietto suo erede e decide di voler gestire da solo la pizzeria. La
separazione fra i due genera disaccordi e con Vittorio Macchiarola
ricorreranno finanche ai legali risolvendosi la cosa, alla fine, con la
reintegrazione dei capitali versati da Vittorio. Nel
frattempo si era unito al duo anche ‘O Polliere (Giovanni Arpino) che
aveva sposato Lalena Mandara, sorella della mamma di Giggino ‘ A
Casettara. ‘0 Polliere è la chiave di volta per i collegamenti e le
persone provenienti da Tramonti. Quando successivamente ‘Giggino A
Casettara’ comincia ad aprire e a vendere pizzerie, O Polliere sarà
l‘ideatore del ‘collocamento’ del personale da reclutare a Tramonti,
e la mente -oltre che il consigliere- dei Tramontani che volevano
acquistare una pizzeria. Agli
inizi fu difficile introdurre un nuovo modello di ristorazione, veloce e
con piatto unico, in un mondo abituato da sempre alla ristorazione
classica, alla trattoria con il tradizionale menù che prevedeva
antipasti, primi, secondi e frutta da degustare senza fretta. Le cose
migliorarono dopo ben due anni di sforzi non comuni, dopodiché si iniziò
a chiamare in aiuto i parenti più stretti da Tramonti, dove le difficoltà
di lavoro e occupazione perduravano. Dal
1954 Luigi Giordano iniziò ad aprire nuove pizzerie, avviarle e passarle
a parenti e familiari. La sua seconda pizzeria fu la “Santa Lucia”, in
via Ricotti, sempre a Novara, che aprì insieme con Gennaro Apicella e al
padre di Generoso, “a Pustera”. Quello
delle aperture di pizzerie fu un fenomeno che cominciò col ritmo di una
pizzeria all’ anno, seguito da un crescendo da non potersi più
controllare. A Tramonti si capì che quello poteva essere un filone
d’oro, visto e considerato cosa era riuscito a fare Luigi Giordano con
la Pizza, e così partirono in molti. Inizialmente quasi tutti fecero capo
a Luigi Giordano, per apprendere in fretta le caratteristiche determinanti
della gestione di una pizzeria. Successivamente si fece capo ai discepoli
di Luigi Giordano, e ne venne fuori una ramificazione che si moltiplicava
da sola. Ma vi furono anche spostamenti da una città all’altra, lo
stesso Sasino, pioniere insieme a Luigi Giordano, nel frattempo si trasferì
a Pavia convertendosi in Pizzeria. Era la sua prima pizzeria e si chiamava
“Pizzeria Posillipo”, in via Volturno, insieme al fratello Gaetano
Generale che poi morì, sempre a Pavia. In
seguito allo sviluppo evidente e per chiara fama, e alla prima festa del
miliardo celebrata dopo pochi anni, Luigi Giordano perde il soprannome di
Giggino “a Casettara” e diventa Giggino ”O Miliardario” che, nel
frattempo, aveva creato un vero e proprio impero di pizzerie di Tramonti. Si calcola che tra il 1965 ed il 1975-80 Luigi Giordano “Giggino O Miliardario” avesse impiantato e poi ceduto oltre 90 pizzerie.
La Seconda GenerazioneLa
seconda ondata di emigrazione da Tramonti, costituita da giovani con lo
scopo di diventare imprenditori col sogno di aprire pizzerie, avviene nel
1960 ed è costituita da:
Questi
della seconda generazione cominciarono la propria carriera nel 1960 per
conseguire i loro successi negli anni successivi: Tonino Generale diventerà
Campione Europeo della Pizza negli anni ‘80, Pasquale “E Tomevo” sarà
il primo maestro della Pizza di Tramonti a Las Vegas negli anni ‘90, e
così via.
La
Terza Generazione
La
terza ondata d’emigrazione da Tramonti, comincia con Giovanni Apicella.
Si tratta di un capitolo nuovo nella storia della Pizza di Tramonti, che
sposta in avanti l’asse di quanto sviluppato dal pioniere Giggino “A
Casettara”. Sarà l’adeguamento della tradizione alle nuove dinamiche
del sociale commerciale e culturale di cui vale la pena di vederne gli
sviluppi e l’epilogo. Giovanni
Apicella nasce nel 1945 a Tramonti, ancora piccolo aiuta lo zio che ha un
forno di panettiere a Polvica. Adolescente, scappa da casa e va a Seregno,
in provincia di Milano, alla pizzeria “Vesuvio” di Matteuccio, figlio
di Luigiella l’Ovaiola, di Campinola. Il maestro pizzaiolo qui era
Michele Savino, figlio del barbiere. Dopo cinque mesi spesi al
“Vesuvio”, Giovanni si trasferisce a Galliati, in provincia di Novara,
alla pizzeria della sorella di Matteuccio. Qui ci rimane per altri cinque
mesi. Con l’aiuto di Antonio Apicella, figlio di Giovanni “O Suoppo”
che ora sta a Mortara, in provincia di Pavia, va a lavorare per la prima
volta stagionale a Forte dei Marmi, al ristorante e pizzeria “Da
Aldo”. Per due autunni frequenta la scuola alberghiera di Conca dei
Marini, dove studia la teoria, la pratica all’hotel “Riviera”,
sempre in Costiera Amalfitana. Il secondo anno lavora al ristorante
pizzeria La Lanterna a Cinquale di Montignosa, in provincia di Massa
Carrara. Ritorna a Tramonti e nel 1963 lavora con lo zio Matteo a Polvica.
Nel 1964 sostituisce per un anno lo zio in qualità di pizzaiolo al
ristorante pizzeria “Da Federico” ad Erchie, borgo marinaro di Maiori
in Costiera Amalfitana. Nel
1965 Giovanni Apicella va a lavorare stagionale a Viareggio presso il
“Royal Hotel”. Dal 1966 al 1970 lavora d’estate nei ristoranti della
costa in Francia e d’inverno nelle pizzerie di Tramonti in Italia:
Nel
1971 il nostro si sposta a Nonantola, in provincia di Modena, nello stesso
anno si sposa. Successivamente lavora al ristorante pizzeria “La
Lumiere” a Castel Franco Emilia, sempre in provincia di Modena. In
seguito Giovanni Apicella costituisce una società e apre la sua prima
pizzeria “Vesuvio” a Nonantola. Dopo un anno e mezzo chiude e si
sposta a Soliera, in provincia di Modena, per aprire la pizzeria “0le
Messico”. Ancora con altri collaboratori si sposta a Carpi e da vita a
due nuove pizzerie: il “Corsaro” e “La Capannina”. Nel
1973 comincia la svolta dei nuovi protagonisti della Pizza di Tramonti: i
precedenti erano imprenditori, i nuovi sono pizzaioli. Tra
i nuovi protagonisti è da menzionare Carmine Pagano che diede una svolta
innovativa nella ristorazione. Lui creò la Pizzeria Ristorante con la
vetrina esposizione, era di S. Rufo, in provincia di Salerno, di famiglia
di commercianti nell’industria boschiva (50 anni fa fornivano le
traversine dei binari alle FFSS).Carmine Pagano con Bonifacio ed Elenuccia
compra la “S.Lucia“ di Modena. Successivamente Carmine Pagano e la zia
Teresa diventano proprietari della “S. Lucia” . Nel
giro di meno di un anno Giovanni Apicella, il cognato (Carmine Pagano) ed
altri, aprono sette pizzerie a Modena: “Grottino”, “La Gatta “,
“Jolly”, “La Botte”, “Sorriso”, “Portichetto”, e “La
Perla”. Comincia
l’espansione delle aperture di pizzerie nel modenese e fino a Bologna,
tra cui le pizzerie: “La Mamma “ e “Tommy” . Entrano ancora altri
soci nel programma di aperture di pizzerie ed in tutto sono 22 i locali in
Emilia Romagna fino a lmola con: “La Fontanina” e “Il Fagiano”. E
siamo arrivati nel 1978/79. Trascorsi
circa otto anni di sviluppo che hanno registrato l’apertura di pizzerie
per una media di tre pizzerie l’anno, Giovanni Apicella apre un night
club dal 1981 al 1983 e conduce il “Portichetto” dal 1984 al 1985. I
tempi cambiano, cambiano le prospettive e il 6 ottobre del 1986 Giovanni
Apicella, con l’aiuto degli amici Davide e Alfonso Giordano, attraversa
l’oceano e arriva a New York. Comincia
lavorando come consulente in vari ristoranti e poi, nel 1991, apre il
primo ristorante “Piccolo Pomodoro” all’incrocio della 91esima
strada con la 2nda Avenue, nel territorio di Harlem. Poi
si sposta nel cuore di New York, a Manhattan, e da allora in poi sarà una
lista di successi: il ristorante “Zucchero” (1992), “Portico”
(1993), “ Amarone “ (1997), e ne11998: “Luna Piena “ e “Luna
Blu”.
Le successive ondateQuello
delle aperture delle pizzerie di Tramonti al nord Italia fu un fenomeno
molto grande, caratterizzato da uno sviluppo crescente molto forte. Molti
sono stati i grandi maestri della Pizza di Tramonti e molti i geni delle
aperture delle pizzerie, ma contemporaneamente bisogna tener conto dei
tanti ignoti che hanno lavorato senza farsi notare e che hanno fatto tanta
strada. Valga per tutti loro il successo di quei ragazzi di Paterno che a
Parma avevano la pizzeria “Il Cozzicaro”. Dunque, se si collegano
tutte le pizzerie di Tramonti con una linea, ne vien fuori il disegno di
una ragnatela che s’irradia da Novara, con direttrici principali e
diramazioni lungo le quali si ebbero i seguenti insediamenti:
A
loro volta, le pizzerie sorte su queste direttrici diventarono altrettanti
centri da cui s’irradiarono nuovi segmenti di sviluppo, perciò si
ebbero attività di pizzeria seguendo le successive nuove direttrici:
Sempre
con lo stesso criterio d’espansione di nuovi tronchi e direzioni, da
Pavia, ulteriormente, si ebbero ancora due nuovi centri di sviluppo, perciò
si ebbero attività di pizzeria seguendo le successive nuove direttrici:
Per
quanto riguarda le pizzerie di Tramonti all’estero, gli insediamenti più
considerevoli sono quelli negli Stati Uniti d’America e in Germania, e
comunque ce n’è almeno una quasi in ogni stato del mondo. Ci sono
pizzerie sparse finanche nei posti più impensati come a Cochabamba in
Bolivia o a Mosca nell’attuale Russia. Si dice, ma è da verificare, che
ci sia una pizzeria di Tramonti anche in Cina. Il
fenomeno delle pizzerie di Tramonti, oltre ad essere disegnato dalle
direttrici delle migrazioni, è anche disegnato dalle famiglie che sono
emigrate da Tramonti che, dopo essersi affermate in un luogo, si sono
dedicate all’apertura di altre pizzerie per il resto dei familiari. I
Giordano che agli inizi approdano in Piemonte, i Generale e i Mandara
della seconda generazione, gli Apicella della terza generazione e tante
altre famiglie sono solo un assaggio della più grande migrazione della
pizza. Qui dappresso riportiamo l’elenco alfabetico delle famiglie di
Tramonti, chi più chi meno coinvolte nel fenomeno pizza, con
l’indicazione del villaggio dal quale provengono. Il nome del villaggio
dal quale proviene una famiglia è molto importante per chi è nato a
Tramonti. Il senso d’identità nei villaggi è così forte che prima
ancora di sentirsi abitante di Tramonti, il tramontano si sente
campinolese -per esempio- se è nato o se vive nel villaggio di Campinola.
Il tramontano arriva addirittura a sentirsi cittadino di una località
all’interno del villaggio stesso come, per esempio, all’interno del
villaggio di Pietre appartengono i siti: Fontaniello, Palomba, Casa Vuolo,
Casevivo (che sta per Casa De Vivo) e così via altre località ancora nei
vari villaggi come: Casa Vaccaro, Papisco, Chiunzi, l’Arco, Casantillo,
ecc. Tramonti si compone di tredici villaggi e sono: Polvica, Figlino, Pietre, Capitignano, Cesarano, Corsano, Campinola, Ponte, Gete, Pucara, Novella, Paterno Santelia e Paterno Santarcangelo, distribuiti lungo due direttrici che disegnano un tarallo di monti: la prima che dal Valico di Chiunzi, che è la porta nord di Tramonti, corre verso Maiori, in direzione del mare, e la seconda direttrice che da Cesarano, la porta nord-ovest di Tramonti sulla provinciale Chiunzi- Ravello s’incontra con la provinciale Chiunzi- Maiori al bivio di Casalzano. |