|
Un Santo vissuto nei nostri territori
Don Alfonso, così era chiamato
dalla gente e dai suoi conoscenti, arrivò a Tramonti in uno stato di
salute molto precario. Infatti, aveva avuto un esaurimento sia fisico
sia mentale, gli fu consigliato di andare lontano dai luoghi di lavoro
per distrarsi e recuperare le forze perdute, poiché, in quello stato,
non avrebbe potuto far altro che restare a letto ad aspettare il peggio.
Fu così che un amico, studente di Scala, un certo Romano, invitò Don
Alfonso a recarsi presso il suo paese, dove sarebbe stato accolto dal
parroco o dalla sua famiglia. Un’attrazione maggiore, però,
per Tramonti, forse per l’aria, l’ambiente accogliente, la gente del
luogo “O TRAMUNTANO” (in italiano: “il Tramontano”), colpì Don
Alfonso che non poté fare a meno di restarci per rinvigorire sia la sua
anima sia il suo corpo. Tramonti era il luogo ideale per star bene! Come dice lo storico amalfitano,
Camera, Tramonti è il posto ideale per UN PENSATORE, UN FILOSOFO: tutto
lascia un odore di antico e di raccoglimento che invita alla
riflessione! Don Alfonso sarà osannato dai
Tramontani, rinvigorito nello spirito e nella mente dal luogo, ma anche
mortificato ed isolato non solo dai Monaci del paese, ma anche da alcuni Parroci invidiosi del tanto indaffararsi e della sua
notorietà fra la gente, quindi, furono scritte delle lettere che,
giunte fino a noi, conserviamo con una certa cura. Don Alfonso, non smise mai di
vivere il suo mandato in pieno anche se, come si ricorda in alcuni
documenti, la sua prima missione non fu a Scala, dove risiedeva
abitualmente, ma a Polvica e a Campinola, due delle frazioni più
popolose di Tramonti in quel periodo. Per un Santo che si stimi, i
segni più tangibili sono i miracoli che non mancarono! P. Salvatore Fierro, monaco
francescano, letterato, musicista e storico, nativo di Tramonti, scrive
nel suo libro “Tramonti dalle origini”: - Secondo una tradizione,
protrattasi fino ai giorni nostri, la distruzione della chiesa (di Gete),
a causa di un’alluvione, fu predetta da S. Alfonso de’ Liguori
durante una sua predicazione nella parrocchia di Gete. – Oltre a ciò, si narra che
miracolò un bambino di Tramonti nel Duomo di Amalfi; infatti, bastava
che toccasse o guardasse una persona in difficoltà e subito si
verificava il miracolo; inoltre, alcuni strappavano il suo mantello
bucato, fatto di toppe, e, strofinando il pezzo di stoffa sulla parte
malata, avveniva la guarigione. Si racconta, inoltre, che, mentre
predicava nel Duomo di Amalfi, egli si sollevò da terra di 70 o di 80
centimetri. Ricordando gli screzi avvenuti
tra Don Alfonso e i monaci del convento di Tramonti, si ricorda che
chiese un posto per dormire nel convento - in realtà, chiedeva un
angolino nel quale, avvolgersi nel suo mantello, con un mattone o una
pietra sotto il capo, o addirittura, con un po’ di paglia per
giaciglio - ma non fu accolto! SIC EST (in italiano, “così è”)!
La vita di un Santo non è fatta di sole soddisfazioni, ma, soprattutto,
di tante amarezze, sacrifici e dolori di ogni sorta! Mr. Amorelli Giancarlo
|