Le ricotte degne di un re

Sandra Romano


La pastorizia nelle terre della Costa d’Amalfi, sin da tempi remoti, fu una delle attività più prospere della zona, favorita dalla presenza di un paesaggio agrario caratterizzato da ampie estensioni di terreno montuoso destinate al pascolo.

Numerose le mandrie di vacche e i greggi che, ai tempi dei romani, pascolavano sulle verdeggianti alture sospese tra cielo e mare, Infatti, secondo una leggenda, l’abbondante produzione di latte spiegherebbe la denominazione dell’imponente catena dei Lattari.

Nel corso del VI secolo ai barbari erano note le proprietà salutari del latte prodotto in questa regione montuosa, a tal proposito, Cassiodoro, storico e ministro di Teodorico, scriveva:

La turba delle vacche ingrassate dai pascoli di questi monti, produce del latte di così grande effetto salutare che a coloro ai quali tanti consigli di medici a nulla valsero, solo questa bevanda sembra recar giovamento”.

Nei secoli successivi, l’allevamento fu un settore economico fra i più dinamici e occupazione di rilievo  per le comunità montane della Costiera. Durante il periodo borbonico il centro più importante fu senza dubbio Tramonti;  la località montana era nota in tutto il Regno di Napoli per la qualità e la bontà dei formaggi e delle ricotte.

Una serie di fonti comprova la popolarità dei pregiati prodotti tramontani:

la Statistica del Regno di Napoli che riporta “i latticini sono squisiti e vanno in predicato le ricotte di Tramonti” e  le Memorie ottocentesche di un’anonima viaggiatrice inglese  che definì il valico tra Monte S. Angelo e Monte Finestra “il valico delle tramontane” ricordando le donne di Tramonti che attraverso quel passo “scendevano verso la valle di Cava a vendere i latticini freschi di loro produzione”.

Le perle della gastronomia locale, vendute quotidianamente nei mercati delle terre del Principato Citra, erano apprezzate dalle popolazioni con le quali il paese intratteneva un necessario e vitale scambio commerciale ed erano particolarmente gradite e ricercate da una personalità ben prestigiosa. Una nostra scoperta rivela la predilezione di Ferdinando di Borbone, Re delle Due Sicilie, per le ricotte di Tramonti, che non mancavano mai sulla tavola regale anche durante i soggiorni del sovrano presso la tenuta di caccia di Persano.

Ogni giorno tre corrieri designati dal Sindaco, in gran segreto, valicando “arcigni” passi, attraverso sentieri malagevoli e pericolosi con ladri e briganti sempre in agguato, giungevano a Persano consegnandovi le ricotte “fresche e di particolare gusto e squisite…per uso della Reale Cucina di Sua Maestà”.

Il documento non indica la rotta della merce. Di certo il viaggio doveva essere problematico, gravato da rischi e difficoltà. Tra le supposizioni possibili, la via più attendibile, perché più rapida, è quella che vede l’imbarco dei corrieri a Maiori e lo sbarco presso la foce del Sele o porto di Salerno.

Da quest’ultimo gli inviati procedevano con l’ausilio di muli, cavalli o carrozza sulla Strada Regia delle Calabrie (corrispondente oggi all’attuale SS 18) che, attraversando Pontecagnano, Battipaglia, Eboli, portava a Persano. Il percorso Salerno-Persano era particolarmente tormentato snodandosi tra strade difficili e zone paludose.

Altrettanto disagevoli i due ipotetici itinerari alternativi che, attraverso mulattiere scoscese e pericolose per la vita umana, da Tramonti - l’una per il Valico di Piunzo, l’altra attraverso l’antica via della Bambagia (Foce - Corpo di Cava) - portavano a Nocera de’ Pagani e Cava, centri di stazionamento di cavalli.

L’augusta preferenza e, soprattutto, il fatto che il real sito non fosse solo un luogo di svago ma un importante centro di allevamento  di vaccine, capre e bufale, non lasciano dubbi sulla prelibatezza del prodotto consentendoci di poter ritenere meritoriamente le ricotte di Tramonti “ricotte degne di un re”.

 

                                                                                                                Sandra Romano

 1.CASSIODORO, 1.III, cap. VIII, cit. G. IMPERATO, Note per una storia dell’agricoltura sulla Costiera Amalfitana, in <<Salerno e il Principato Citra nell’età moderna (secoli XVI-XIX)>>, 1987, p. 523.

 2.L. CASSESE, La Statistica del Regno di Napoli del 1811, Salerno, p. 80.

 3.La Cava ovvero i miei ricordi dei napoletani, Memorie di un’anonima viaggiatrice inglese del XIX secolo, Cava dei Tirreni, 1988.