Articolo tratto da:

IL MATTINO Cronaca di SALERNO     

   ritorna alla pagina iniziale


INDICE EDIZIONI

Giovedì 21 Agosto 2003


Avevano dato fuoco a un’ampia zona del Parco

PAOLA DI PACE
Nulla a che vedere con l’ecomafia. Chi ha dato fuoco ieri pomeriggio al parco del Vesuvio rischiando di mandare in fumo uno dei luoghi più belli e suggestivi della Campania, non sono stati criminali al soldo della malavita organizzata, ma due ragazzi a caccia di emozioni a dir poco devastanti armati soltanto di una manciata di accendini. Ma il fuoco sono riusciti ad appiccarlo lo stesso e purtroppo anche di vaste proporzioni: colpa del caldo torrido e del sottobosco di sterpaglie secche. Ci sono volute più di due ore prima che i vigili del fuoco riuscissero a delimitare l’area dei focolai e domare le fiamme. E anche un elicottero della Protezione civile.
Piccoli piromani crescono. I due ragazzi, uno di 17 anni, l’altro di 18, sono stati sorpresi in flagranza di reato da una pattuglia di poliziotti che li ha inseguiti e catturati. Tutto è cominciato alle pendici del Vesuvio intorno alle 17 di ieri. Una nube di fumo si è alzata nella fascia più bassa del parco, vicino ad alcune abitazioni tra Ercolano e San Sebastiano. Ad avvistarla, tra i primi, è stato il presidente del Parco del Vesuvio, che ha allertato immediatamente vigili del fuoco e Guardia forestale. Nel frattempo alcuni agenti hanno visto fuggire proprio nella zona dov’era esploso l’incendio due ragazzi su uno scooter.
È cominciato l’inseguimento. Fermati e perquisiti, nelle tasche dei giovani sono stati trovati una decina di accendini. Portati al commissariato di San Giorgio a Cremano sono stati interrogati dal pm Bisceglie della procura di Nola. Le manette sono scattate per il più grande dei due, Benito Di Turo, residente a Massa di Somma, ora nel carcere di Poggioreale. È la seconda «cattura» di piromani in azione sul Vesuvio nelle ultime settimane. Pochi giorni fa una donna di 60 anni è finita in manette per aver appiccato il fuoco sempre nell’oasi protetta.
«Questa volta siamo stati molto fortunati - ha dichiarato il presidente del parco Amilcare Troiano - gli interventi sono stati immediati. È stata una ragazzata che poteva trasformarsi in catastrofe ambientale. A pochi passi dalle fiamme c’è il bosco Molaro, un’area di grande interesse geoambientale dove stiamo portando avanti l’esperimento di reintroduzione di capre vesuviane per preservarle dall’estinzione». Soddisfatto anche il questore di Napoli Franco Malvano: «L’immediatezza degli interventi dimostra il successo della strategia anti-piromani adottata nel Napoletano. Il servizio di pattugliamento, che opera in sinergia con vigili, forestali e volontari, è stato intensificato assicurando un servizio di sorveglianza continuo, 24 ore su 24. E i risultati si vedono».
E anche ieri le fiamme hanno attraversato l’Italia da Nord a Sud. Sempre in Campania, dove la Provincia di Napoli ha annunciato che istituirà il primo catasto delle aree bruciate, sono stati domati due incendi sul monte Finestra a Cava de’ Tirreni (Salerno) e a Tramonti in costiera amalfitana: in fumo un’ottantina di ettari di vegetazione, per lo più castagneti e querce. In Sardegna, intanto, gli ottocento uomini della Brigata Sassari - in attesa della partenza in Iraq prevista nella seconda metà di settembre - aiuteranno vigili e forestali a combattere l’emergenza incendi sull’isola. Ieri le fiamme hanno devastato anche i boschi a ridosso del lago di Castel Gandolfo.