"La prima

      pizza al piatto 

       all'aquila?

Opera di mio fratello "Ciccillo"


 

 

Anche gli amici lasciati sulla costiera amalfitana non sono stati dimenticati, come d'altronde loro non hanno mai dimenticato Vittorio.

 

Un pensiero ad ogni... previsione meteo. "Ci siamo sposati nell'agosto del '92 - chiarisce - e NEVICAVA!

 

I miei parenti arrivarono qui in maniche corte! Ancora oggi mi chiedono: `Vittò, ma la Siberia non sta in Russia?"'

 

Quarant'anni dopo quel primo assaggio, ai giorni nostri L'Aquila di pizzerie ne conta tantissime. I tempi sono cambiati in tutto. "Oggi il pizzaiolo può disporre di farine eccezionali e di apparecchiature che facilitano il suo lavoro - spiega l'esperto -.

 

Ovviamente, rimane il fatto che deve essere bravo". Con un'aggiunta: "Soprattutto al Nord, in qualsiasi modo esso venga proposto, il prodotto comunque viene consumato. Ma ragionare così all'Aquila è un'assurdità, nel piatto deve essere presente feccellenza".

 

Ultimo aspetto da considerare, quanto la crisi economica influisca sulle pizzerie. Complice la scaramanzia, Vittorio Tagliafierro risponde in maniera evasiva senza gettare la croce addosso all'euro. Eppure ammette: "Qualcuno, in effetti, con questa storia ci marcia".

 

La pizza per il nostro interlocutore rimane dunque una passione. Seguita sin dagli anni '50, quando per consentirgli d'imparare la professione suo padre barattò alcune botti di vino con un ristoratore di Pagani ("Non avevo diritto a mangiare e bere nel locale, il panino dovevo portarmelo da casa").

 

La pizza ha dato vita e cambiato faccia ad una città ("La vecchia `Vesuvio' rimaneva attiva fino all'alba"). Quella stessa città che ringrazia, frequentando in massa il locale. Sul block notes delle comande, la "maratoneta" Barbara continua a scribacchiare le intramontabili "Margherita" e "Capricciosa", e la "Verace" per gli appassionati.

 

E Vittorio? È sempre lì davanti al forno. Ciccillo d'altronde gli ha lasciato una bella eredità, quella di continuare a diffondere la vera pizza napoletana nell'amata Siberia... (C. M.)

 

 

Tratto da: L'Indiscreto -mensile d'attualità anno II 

n.7 luglio 2005 pag.64-65

La storia si scrive nei modi più disparati. Persino nei pochi metri quadri di una pizzeria. La piccola ma grande storia che narriamo inizia nel 1966, mentre la pizzeria in questione era la 'Vesuvio" Via  Andrea Bafile 37, all'Aquila.

 

Ma non esiste storia senza un protagonista; in questo caso Francesco, detto "Ciccillo", Tagliafierro. Alle muove generazioni il nome non dirà molto e allora il racconto lo lasciamo ad un altro protagonista,Vittorio Tagliafierro, fratello del mitico Ciccillo e mezzo secolo di vita davanti ad un forno.

 

"Mio fratello - dichiara orgoglioso il signor Vittorio - fu il primo a portare all'Aquila la prima pizza napoletana servita al piatto, mentre in città esisteva solo quella da asporto.

Fu un vero boom, tant'è vero che il nostro locale ogni sera registrava una fila incredibile fuori dalla porta". Ma Ciccillo Tagliafierro, come sottolinea Elena Spaziani, moglie di Vittorio, era soprattutto un artista:  "Se la pizza non veniva rotonda come diceva lui, non la portava al tavolo".

Giunti nel capoluogo abruzzese da Tramonti (SA), via Vercelli,  provando a prendere per la gola una città come L'Aquila, dove un'attività di ristorazione doveva puntare soprattutto sui militari (gli studenti universitari sarebbero arrivati più tardi), i Tagliafierro non volendo hanno cambiato per sempre il volto della gastronomia di tutta una provincia. Ciccillo oggi non c'è più, forse impegnato a far assaggiare la sua "Margherita" a Qualcuno di speciale. È rimasto Vittorio e con lui la signora Elena e i loro figli, gli instancabili Barbara e Iuliano, ultimi custodi della tradizione.

Fatti armi e bagagli, da sette anni i Tagliafierro si sono trasferiti nella periferia ovest della città, Pettino, ma il locale ha sempre lo stesso nome.

 


Frequentare la pizzeria d'inverno ha qualcosa di magico. Fuori dalla porta sotto zero, dentro... via Caracciolo. Sulle pareti alcune immagini del Vesuvio e del Golfo di Napoli, dietro la cassa l'icona di Diego Armando Maradona ai tempi dello scudetto.


In tavola, una delle pizze più richieste rimane la "Verace", azzeccata invenzione del signor Vittorio. Il pomodoro sa di pomodoro, la mozzarella di mozzarella ed il profumo riporta alla mente quelle conserve che ancora oggi interi nuclei familiari, riuniti per l'occasione, preparano nei paesi abruzzesi durante gli ultimi giorni d'estate.


Il prodotto piace, segno inequivocabile che il buon Vittorio ha colto nel segno poiché " l'aquilano a tavola è esigentissimo e se cali sulla qualità se ne accorge immediatamente".


La pizza è arte, la pizza è vita, riportarla nella sfera del mero prodotto gastronomico è pura follia. La pizza è un'esistenza passata tra mille sacrifici ma anche altrettante soddisfazioni.

 

La pizza è una lontana giornata degli anni '60. Vittorio Tagliafierro che entra per la prima volta all'Aquila da Porta Napoli, segno del destino che, come tale, chiunque bazzichi la cultura partenopea sa di non poter trascurare.

 

 

Primo contatto con la città ed un'esclamazione: "Questo è il paradiso, non me ne vado più!"

 

 

"Ho trovato tanta gente positiva - prosegue il pizzaiolo - che mi ha fatto sentire a casa, a Tramonti. Qui, io e mia moglie (quest'ultima di nascita aquilana, ndr) abbiamo creato una famiglia e tante cose di cui andare orgogliosi. L'aquilano ci dà la vita da sempre ed io non posso che ringraziarlo per tutto quello che ha saputo offrirmi".