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Si
costruisce in zona rossa, in un’area altamente a rischio, ben
ventuno alloggi di case popolari. Ma questa volta non sono
imprenditori edili con pochi scrupoli a farlo, a raggirare
norme e leggi, bensì lo stesso Comune. Accade a Tramonti,
territorio vincolato dal Piano Urbanistico Territoriale,
protetto da piani paesaggistici e dal piano stralcio (che
prevede rischi di frane) redatto dall’Autorità di Bacino
Destra Sele: nell’area denominata “Cappella” in frazione
Polvica – classificata appunto come zona R3, quindi off
limits per nuove costruzioni - da un mese sono iniziati i
lavori.
Sembra
all’apparenza tutto in regola: l’ ente appaltatore è il
comune, l’ingegnere dell’ufficio tecnico comunale è il
direttore dei lavori, due le ditte appaltatrici (la Bisaccia e
la Tecnobuilding) per un importo complessivo di 1 milione e
880.138 euro. I finanziamenti arrivano dal “programma di
edilizia sovvenzionata per eliminazione baracche”: la Regione
ne ha stanziato (anno 2002-2003) altri 44 milioni di euro in
tutta la Campania, e anche Tramonti, che nel 1980 fu tra i
comuni terremotati, ha avuto riconosciuti 2 milioni e
712.892,12 euro di finanziamenti che dovevano servire per una
“riqualificazione edilizia ed urbanistica” e 593.925,40 euro
per la “realizzazione di opere di urbanizzazione primarie
connesse alle nuove costruzioni”. Dopo venticinque anni – il
23 novembre corre l’anniversario – si parla però ancora di
terremotati e baraccati: in questo comune della Costa d’Amalfi
però i terremotati non ci sono più, e sono solo un paio le
famiglie che ancora tutt’oggi vivono in containers. Non si può
certo dire che esiste una parte della popolazione ancora senza
un tetto, anche se a distanza di tanti anni, fanno ancora
bella mostra prefabbricati fatiscenti. Ma ecco che arrivano,
dopo un lungo iter burocratico che ha visto susseguirsi
diverse amministrazioni, i finanziamenti. Altri alloggi sono
da costruire in frazione Capitignano e a Gete, per un totale
complessivo di 39 nuove abitazioni. Partono i bandi per le
graduatorie dei nuclei familiari, ma cosa strana allargati a
tutti e non solo a coloro che “alloggiano ancora nei
prefabbricati”, cioè a chi veramente aveva acquisito il
legittimo diritto. La delibera regionale (n. 1231 del 2002)
parla però chiaro: si assicura il fitto temporaneo alle
famiglie costrette a spostarsi dai prefabbricati per
ricostruire gli alloggi, cioè ai soli terremotati.
Il primo
cittadino, Armando Imperato, fa però una dichiarazione giurata
affermando che “nel 2002 nelle baracche vivevano ancora 58
famiglie”. Ma è vera questa dichiarazione? “E’ assolutamente
falsa – dichiara con documenti alla mano Mimmo Guida,
già consigliere comunale, che insieme a Italia Nostra e
a un comitato di cittadini, denuncia il pericolo
per l’intera area dopo il peso che arrecheranno queste
costruzioni - a Tramonti poche sono le famiglie che veramente
ne hanno diritto, è stato raggirato un finanziamento con una
falsa dichiarazione, solo per ottenere più soldi. E per
coprire poi le spese del progetto – denuncia ancora Guida,
promotore nel passato anche di una petizione popolare con cui
si chiedeva di rivedere il progetto in un’area più sicura - il
comune è stato poi costretto a pescare nei fondi della 219,
definendoli fondi propri, quando non solo non lo sono, ma sono
stati deliberati con uno storno di residui vietato dalla
legge”.
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All’ufficio
tecnico del comune, oltre al progetto c’è solo una risposta
dell’Autorità di Bacino Destra Sele che riguarda la “richiesta
di riperimetrazione di area classificata a rischio da R3 a R2
ed a pericolosità da P3 a P2”, ribadendo il parere favorevole
solo per le “opere di mitigazione del rischio previste nella
zona a monte del sito di interesse rinviando al collaudo delle
stesse, il parere sulla proposta di riperimetrazione” (prot.
num. 398 del 17.05.2005) e da parte della Soprintendenza, una
nota in cui comunica che “non sussistono gli estremi per
predisporre l’annullamento del provvedimento di
autorizzazione”.
Ma quale
progetto è stato visionato dalla Soprintendenza? E’ a corrente
della classificazione dell’area come altamente a rischio, dove
anche la storia ricorda che negli anni ‘30 nei pressi di
quell’area venne giù una grande frana causando anche tre
vittime? Intanto nessuna opera di mitigazione del pericolo è
stata fatta, così come nessuna riperimetrazione dell’area,
prevista per legge. Ma i lavori vanno avanti spediti.
L’Autorità di Bacino Destra Sele, intanto precisa: “non
abbiamo mai dato un’autorizzazione per la costruzione di nuovi
alloggi” puntualizza Gerardo Lombardi, responsabile tecnico;
si cerca di tergiversare invece dalla Regione Campania: “non
siamo un organo di controllo – chiarisce Antonio Discetti, del
settore edilizia popolare - solo dopo denuncia potremmo
revocare il finanziamento, ci fidiamo di ciò che dichiarano le
amministrazioni comunali”. E qui entra in gioco il classico
balletto delle competenze. Ma Italia Nostra non ci sta:
“ho visto i luoghi – dichiara Raffaella Di Leo, responsabile
dell’associazione ambientalista - e mi rendo conto che si
stanno ripetendo gli stessi errori a danno della popolazione e
al danno dei fondi pubblici, così come abbiamo visto in altre
situazioni. Siamo preoccupati dal raggiro delle norme da parte
dagli stessi comuni che fanno queste operazioni, così diventa
sempre più difficile controllare il territorio e si incide
sulla sicurezza dei cittadini”.
Ma a che
serve allora individuare le zone a rischio se poi sulle stesse
vengono costruite case e palazzi anche se di edilizia
economica e popolare?
Foto: MRS
Tratto da:
"Repubblica_articoloTramonti_Pagina_03" |