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SU FERRAIOLI L’INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA: OLTRE IL PATTO TERRITORIALE ANCHE IL FURORE INN

Sviluppi per quanto riguarda i 100 miliardi di lire di finanziamenti e sull’albergo costruito dal comune di Furore con soldi pubblici e ora in mano ad un privato

Non c’è solo la vicenda del Patto Territoriale che riguarda  Raffaele Ferraioli, già sindaco di Furore e attuale presidente della Comunità Montana, sul quale la magistratura accerterà eventuali responsabilità, sul finanziamento di aziende di famiglia, ma anche il Furore Inn resort, l’albergo nato da una piscina comunale.

Entrambe le vicende sono nate, nel loro dettaglio, nell’estate 2003 sul mensile E’ Costiera, diretto da Maria Rosaria Sannino, originaria di Tramonti e giornalista di Repubblica. Entrambe le vicende finirono all’attenzione del P.M. Gabriella Nuzzi che non aprì  le indagini sui Patti, ma le aprì sul Furore Inn l’albergo di lusso finanziato con soldi pubblici, con una società mista pubblico-priata, poi finita in mano a privati, con un finanziamento che era però destinato solo ad una struttura ricettivo-sportiva.
Nel mirino della Procura ci furono anche i pareri della Soprintendenza, dell'Asl, del Genio Civile, verifiche a tutto campo per stabilire se gli atti, che hanno consentito il via libera a quel complesso extralusso, siano leciti e soprattutto se nell'adottarli non siano stati commessi reati.
Fino a questo momento gli indagati sono sei: ricevettero l’avviso di garanzia  Raffaele Ferraioli, il parlamentare della Margherita Renzo Lusetti, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della società Futura e i diversi componenti Aniello Lanzara, Alfonso Malacario, Tommaso Gentile e Francesco Paolo Sellitti. Sono stati ipotizzati reati di tipo ambientale, quale deturpamento delle bellezze naturali e abusivismo, oltre alla truffa per i cospicui finanziamenti. Questa inchiesta dovrebbe avere una svolta in questi giorni, infatti le indagini, che in genere durano sei mesi, prorogabili due volte, hanno raggiunto il limite di 18 mesi. Dunque o si andrà ad un rinvio a giudizio o ad una archiviazione, ma la complessità del lavoro da svolgere evidentemente ha messo in difficoltà la Procura che ancora non ha emesso un provvedimento. Le lungaggini, seppur giustificate, danneggiano tutti, sia la giustizia, perché in caso di colpevolezza vi sono maggiori possibilità di prescrizione, sia l’innocente che si trova sottoposto ad un cosi lungo periodo di indagini.

Lo stesso vale per i Patti Territoriali dove il pubblico ministero Michelangelo Russo procede spedito sulla scorta, tecnicamente, di documenti inoppugnabili. All’epoca furono garantiti al Ministero del Tesoro 1184 posti di lavoro nuovi di zecca contro 100 miliardi di lire a fondo perduto. Tante le imprese e gli alberghi finanziati, ma di posti di lavoro per ora non se ne vedono. Al di là del lavoro della magistratura rimane il coinvolgimento di imprese di famiglia dell’allora presidente e amministratore delegato Raffaele Ferraioli e rimangono tante perplessità e contraddizioni di interventi che potevano risollevare le sorti della Costiera. Invece hanno dimostrato ancora una volta, al di là del profilo penale da accertare se esistente o meno, le mancanze della classe politica locale.

Michele Cinque

03 agosto 2005

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