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Spett.Le Imprenditore,
Il maggiore problema
di un’azienda, è quello di essere trovati; un’impresa può avere un bel
sito ed offrire il miglior prodotto sul mercato ma, se nessuno lo sa, non
riuscirà mai a farsi conoscere. Per questa ragione nasce la necessità di
promuoversi. Il mezzo più appropriato ed economico è un banner su siti
molto frequentati, da cui con un semplice "clic" il navigatore può
spostarsi sul sito dell'Impresa che ha deciso di usare questa forma
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La pizza protegge da infarti e tumori
Mangi pizza e ti proteggi
dall'infarto
Risultati
a sorpresa dal «Mario Negri» «Allontana anche il
rischio di tumori»
Il giapponese Makato Onishi, 23
anni, mostra la pizza che lo scorso anno, al termine
del «Pizzafest» di Napoli, gli è valsa il titolo di
miglior pizzaiolo del mondo
Di certo non sarà mai venduta in
farmacia né servirà la ricetta del medico di famiglia
per mangiarla, ma la pizza - se consumata regolarmente -
è in grado di proteggerci da infarti e tumori. Non è lo
slogan di una campagna pubblicitaria promossa dai
pizzaioli dello Stivale, bensì il frutto di un'attenta
ricerca scientifica dell'Istituto Mario Negri,
pubblicata niente meno che sull'European journal of
clinical nutrition.
«Mi raccomando - dice il suo autore, Carlo La Vecchia,
uno tra i più autorevoli epidemiologi italiani,
ricercatore dell'Istituto Mario Negri e
docente dell'Università di Milano -, faccia un articolo
scherzoso: sa com'è, pubblicati su una rivista
scientifica rivolta agli addetti ai lavori, i risultati
sono generalmente interpretati correttamente, ma su un
quotidiano destinato a un pubblico particolarmente vasto
si rischia di dare messaggi che possono essere mal
interpretati, ridicolizzando il lavoro».
Lei ha ragione, ma i risultati della sua ricerca - due
studi specifici, uno sull'infarto, l'altro sui tumori -
«parlano» da soli , e a quanto pare lo «fanno» bene.
«Già da una decina d'anni studiamo la correlazione tra
la dieta e la comparsa di alcuni tumori e delle malattie
cardiovascolari. Tra i tanti "strumenti", utilizziamo
anche un questionario con un'ottantina di domande, volte
a raccogliere il quadro globale del regime dietetico dei
soggetti studiati, sia in termini di composizione degli
alimenti sia dei nutrienti, sino a stimare la quantità
di energie che la dieta stessa riesce a fornire. La
prima domanda dei due studi presi in esame era
semplicemente sul consumo di pizza, su quante volte,
cioè, la classica "margherita" viene utilizzata per
sostituire il pranzo o la cena. A ricerca conclusa, con
nostra grande sorpresa, è risultato che i soggetti che
mangiano frequentemente la pizza hanno un rischio
ridotto di andare incontro sia ad alcuni tumori - in
particolare quelli dell'apparato digerente,
dell'esofago, dell'intestino, e comunque i più diffusi -
sia all'infarto miocardico acuto».
Cos'è che rende «salutare» la pizza?
«Abbiamo pubblicato questi studi con tono scherzoso e
interlocutorio perché le interpretazioni possono essere
diverse. Da un lato è indubbio che alcuni componenti
della pizza - i pomodori, che contengono potenti
antiossidanti, come ad esempio il licopene, piuttosto
che l'olio di oliva - hanno un effetto positivo sulla
prevenzione dell'infarto o dei tumori. Per un altro
verso, inoltre, è possibile sostenere che la pizza è un
cibo relativamente povero, mediamente non contiene più
di 600 - 800 chilocalorie, meno di un pranzo normale, e
questo è di per sé uno dei fattori essenziali per
ridurre il rischio di infarto e di tumore. La terza
interpretazione, invece, è che sia semplicemente un
indicatore che appartiene a persone che seguono dieta e
stili di vita più sani, e quindi non sia tanto la pizza
in quanto tale a prevenire le malattie, quanto
comportamenti più salutari nel loro complesso. Da
qualsiasi parte la si guardi, comunque, tutto ciò è
curioso».
Sta di fatto che anche dal punto di vista numerico la
ricerca ha basi più che solide.
«Lo studio sull'infarto ha coinvolto 507 casi, quello
sui tumori 598 casi di cancro al cavo orale e alla
faringe, 304 all'esofago e alla laringe, 1.225 al colon,
738 del retto, con un numero di controlli adeguato a
queste quantità. I numeri sono sufficienti per poter
dire che i risultati ottenuti non sono certo frutto del
caso, ma il problema di questi studi è che, per quanto
si possano eliminare i cosiddetti errori sistematici con
appropriate tecniche statistiche o valutare altri
fattori di rischio utilizzando test specifici, il
risultato, alla fine, non sembra un effetto reale. In
parole povere, in un messaggio rivolto al grande
pubblico dei giornali, si può dire che può essere vero
che la pizza fa bene, ma che può anche essere un
indicatore di abitudini di vita più sane: una persona
che la sera esce per mangiar la pizza in compagnia di
amici vuol dire che "sta bene", che fa movimento e
dunque ha meno probabilità di morire di infarto».
Lei minimizza, ma dallo studio emergono percentuali di
protezioni ben precise, a seconda della quantità di
pizza mangiata.
«È stato provato che se si mangia pizza frequentemente
il rischio di ammalarsi diminuisce, e questo è un altro
indicatore indiretto che qualcosa di vero c'è. Ma,
nuovamente, si potrebbe sostenere che chi mangia la
pizza frequentemente fa una vita più sana di altri. Al
di là di tutto, comunque, chi non mangia pizza, o ne
mangia pochissima, non ha sostanzialmente alcun tipo di
protezione; chi ne mangia con una certa regolarità (tre
o quattro volte al mese), ha una protezione dal rischio
di circa il 20 per cento mentre chi ne mangia
frequentemente (due o più volte alla settimana) arriva
al 40 per cento: anche questi sono tanti piccoli
elementi che indicano che qualcosa c'è».
A pensarci bene, però, è un peccato che non serva la
ricetta medica per «ordinare» una «margherita»: con quel
che costa una pizza oggigiorno, un aiutino del Servizio
sanitario nazionale non sarebbe poi tanto male...
Alberto Ceresoli
(foto Bedolis)
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