Certi
bambini
Rosario, undici anni, piccolo killer
assoldato dalla camorra in grado di compiere, con la stessa
incoscienza, un omicidio o un atto benevolo....una doppia vita
sempre al limite tra il Bene e il Male. Vive in una città
del Sud, mai nominata ma facilmente riconoscibile, sempre ai
margini della società, senza una vera famiglia.
Rosario è in grado di compiere
azioni criminali e violente con la stessa facilità con cui compie
gesti buoni e altruistici, senza percepire la differenza tra le
due situazioni, perché Rosario non ha morale.
Il linguaggio usato nel romanzo, da
Diego De Silva, è crudo, duro,
improvviso come un pugno allo stomaco:
"[...]Un momento prima di
sparare Rosario sente nella mano, insieme alla pistola, la vita
che sta per togliere.
È una sensazione che gli va
dritta alla testa, una porta che gli spalanca il mondo davanti
agli occhi in una luce magnifica.[...]
[...]È quasi in cima quando
sente come un soffio sul dorso della mano destra. Si guarda. È
sporca di sangue.[...]Rosario prende il sangue con la bocca. Lo
schiaccia il più possibile contro i denti. Più tardi lo
inghiottirà, più a lungo terrà lontano il vomito.[...]".
Diego De Silva riesce, con questo
linguaggio così scarno, a ricreare nella mente del lettore, in
modo nitido, i pensieri e le emozioni che Rosario cerca di
catturare ma che, inesorabilmente, fuggono via.
L'eterno conflitto tra Bene e Male
accompagna il lettore per tutti il romanzo: sia nei personaggi -
Santino (il bene) bravo ragazzo d'oratorio e Damiano (il male), il
corruttore - sia nella città, Napoli per inciso, che contrappone
situazioni di riscatto morale a momenti di sopraffazione e
violenza.
E questo doppio binario, su cui
scorre la vita di Rosario e della sua città, si succede senza
alcun ordine, proprio come accade ogni giorno nel mondo che ci
circonda.