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La città- Quotidiano di Salerno e Provincia          

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Processo ''congelato'' per la gang del pizzo in Costiera
04 ottobre 2003
Patteggiano per il ''pizzo''
Minacciavano imprese tra Ravello e Tramonti
Processo ''congelato'' fino al prossimo 26 marzo del 2004

Processo rinviato al prossimo 26 marzo 2004 per dare la possibilità ad un gruppo di imputati di valutare l'ipotesi di poter accedere al patteggiamento allargato: questa la decisione adottata ieri mattina dai giudici della Prima sezione penale davanti ai quali sono comparsi i protagonisti dell'inchiesta della Procura su un vasto giro di estorsioni e tentativi di richieste di ''pizzo'' ad imprenditori della Costiera Amalfitana. Ieri mattina i difensori di alcuni imputati hanno chiesto di poter accedere alla sospensione dibattimentale prevista dalla norma sul patteggiamento allargato, un periodo di riflessione nel corso del quale valutare se ricorrere o meno al rito alternativo. E così i giudici della Terza hanno rinviato il processo al prossimo 26 marzo 2004 tra le proteste di alcuni testimoni giunti a Salerno ieri mattina direttamente da Perugia e che ora saranno costretti a ripresentarsi in aula tra sei mesi. L'inchiesta oggetto del processo di ieri riguarda una presunta gang formata da Pantaleone Bonaventura, Michele Bottone, Marco Bottone e Proto che, tra il '95 ed il '96, avrebbe portato a termine una serie di estorsioni ai danni di imprenditori della Costiera. Una vera e propria strategia del terrore, sostiene l'accusa, che avrebbe avuto come epicentro soprattutto i comuni di Tramonti e Scala. Diversi, secondo l'accusa, i tentativi di richieste di ''pizzo'' andati a vuoto: quelli a Rocco Bellogrado, Luigi Cirillo, Pasquale e Mario Ferrante, Luigi Cioffi (presidente della coop Omnia di Ravello, gestore del servizi parcheggio delle auto), Leopoldo Catino. Una delle estorsioni andate a buon fine fu quella nei confronti di Salvatore Milano, costretto a sottoscrivere una dichirazione in cui si impegnava ad estinguere il debito di 10 milioni nei confronti di Oliva con pagamenti di 2 milioni al mese. C'è poi la posizione di due lavoratori della ditta Ferrante, Michele Ferrara e Raffaele Padovano, accusati di favoreggiamento perché, durante le indagini, negarono che nei cantieri avevano notato Bonaventura e Bottone chiedere somme di denaro. Un'inchiesta estremamente complessa quella portata avanti dai carabinieri di Amalfi che, seppure tra qualche reticenza, riuscirono a scoprire i promotori del giro di estorsioni e a scompaginare il clan che operava nella zona compresa tra Ravello, Tramonti e Scala. Ieri mattina l'ennesima udienza dibattimentale, con la richiesta da parte di alcuni imputati di poter accedere alla sospensione del processo prevista dalla legge sul patteggiamento allargato. Udienza,