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Politica a Tramonti

Tramonti, una bagarre politica senza fine

Si dimettono nove consiglieri su sedici. Ma durante la notte due dell'opposizione "cambiano idea". Sette della maggioranza vengono cooptati. A nulla è valso il ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato

Tramonti, dopo anni, si riscopre orfana di tutto: della politica, di idee e progetti. Da tempo navigava a vista, come direbbe un bravo marinaio, tra nubifragi e scialuppe pronte alla resa, se ci fosse stato un decisivo assalto. Ma Tramonti è terra di contadini, di gente genuina, come si diceva una volta. Riflette (e quanto!) prima di agire. E che cosa fa un contadino quando la terra non produce i frutti desiderati o il raccolto non è stato abbondante? Sradica prima le sterpaglie, ripulisce il terreno e poi inizia di nuovo, con santa pazienza, a seminare nuovi frutti in attesa della prossima raccolta. Applicata toute courte la stessa regola in politica (mondo in cui le regole sono tante e la burocrazia è una continua trappola) non sempre lo stesso meccanismo riesce. E così un "gruppo di avvoltoi-dissidenti" (così ora chiamati dal sindaco Imperato, sentitosi tradito), decide di infliggere un vero e proprio colpo di mano, per far in modo da rimettere tutto nelle mani del popolo (che si sa, è sovrano!): scioglimento del consiglio comunale ed elezioni anticipate. Ecco ciò che si auspicavano. Nove consiglieri (di cui quattro della maggioranza), su sedici, rassegnano il 18 giugno le dimissioni. Atto unico davanti al notaio con autentica di firma (il notaio Teodora Scarfò certifica anche che "(...) previa rinunzia dei firmatari d'accordo fra loro e con il mio consenso all'assistenza dei testimoni, sono state apposte in mia presenza in calce della scrittura che precede le firme di Angelo Amato, Francesco Bove, Enrico Fierro, Raffaele Fierro, Matteo Galileo, Mafalda Ianniello, Rosalia Martucci, Corrado Romano, Giampio Vicidomini). Breve e conciso il perché di questa scelta (che nell'era del trasformismo, di ribaltoni, di "larghe intese", fa riflettere) suggellato nello stesso atto notarile: "Impossibilitati a svolgere il proprio ruolo per assenza di Democrazia e trasparenza da parte dell'attuale amministrazione in totale serenità e coscienza, rassegniamo le nostre dimissioni da consiglieri comunali. Con questo atto auguriamo al Paese e ai cittadini di scegliere e decidere le future sorti amministrative in piena e totale coscienza civica". Ma cosa succede, dopo la memorabile andata dal notaio? La notte porta spesso "consigli". E così all'alba, prima dell'arrivo di tutto il gruppo dimissionario presso il protocollo del comune di Tramonti, due "pentiti", consiglieri del fronte dell'opposizione, Francesco Bove e Giampio Vicidomini, ( eh, quando si dice "trasversalismo") protocollano la loro revoca alle dimissioni. Non è difficile immaginare lo scompiglio dei restanti sette che nel frattempo avevano presentato il foglio notarile con tutte le dimissioni: "Che fare ora? Come comportarsi? Perché questo tradimento? Ritirare anche le proprie? ". Non lo fanno, convinti della validità dell'atto, delle firme e presenze davanti al notaio. E così il sindaco Imperato (noto per il suo decisionismo), non può fare altro che sentirsi anche questa volta un vero vincitore: "Volevano fare l'inganno. Sono loro, invece, ad essere stati ingannati" dirà tra se e se, fregandosi le mani. Nonostante la formale diffida dei restanti sette consiglieri dimissionari, convoca il consiglio comunale e procede alla surroga. Scorre la lista dei non eletti, a uno a uno. "Quel che resta dell'opposizione" (così si firmeranno in manifesti vari) accetta "perché non potevamo fare diversamente, visto il tradimento dei nostri ex colleghi" dirà Domenico Guida; il restante della maggioranza fa allo stesso modo. Ma neanche il ricorso al Tar ha dato loro ragione. "Della bontà del nostro atto, forte e deciso, non è rimasto nulla. In quell'amministrazione non c'era libertà" affermerà invece Rosalia Martucci, ex attiva consigliera delegata alle politiche sociali. "I dissidenti" sono rimasti così tutti a casa. Mentre si avvicinano le prossime elezioni, invano, attendono il responso del Consiglio di Stato. Che è arrivato ma che gli ha dato un altro esito negativo. E tra le contrade delle tredici frazioni, si sussurra: " Adda' passa' a nuttata"...

L'intervista

Il sindaco Imperato: "Era un inganno. Due dell'opposizione hanno salvato anni di lavoro"

Signor Sindaco, il gruppo di maggioranza dimissionario, l'accusa che lei ha impedito di svolgere il proprio ruolo. Mancavano trasparenza e democrazia... "Ma mancanza di democrazia e trasparenza che significa, non capisco!" Nove consiglieri che dicono una cosa del genere non sono pochi, e non può essere un mero atto di "complotto" "Con il gruppo dissidente non c'è stato niente di particolare, né scontri né altro, assolutamente nulla. Non c'è stata nessuna motivazione". Le ripeto: la motivazione che hanno dato è "assenza di democrazia e trasparenza". "L'assenza vera è la loro, che non erano presenti, anzi, uno dei tre o dei quattro, soprattutto tra gli ex assessori, l'ha sempre fatta da padrone. Corrado Romano è stato da me ripreso più di una volta di non dare fastidio ai vari uffici tecnici. Quindi loro parlano di mancanza di trasparenza? Ma se le porte sono sempre state tutte aperte!". Ci sono stati poi due consiglieri dell'opposizione che poi hanno ritirato le dimissioni. Non è un po' strano? "Perché c'era stato un inganno e loro lo hanno scoperto. Erano convinti di dimettersi come consiglieri comunali, ma non intendevano sottoscrivere questo documento che avrebbe portato a certe conseguenze. Conseguenze che loro hanno valutato, perché una gestione commissariale di un anno sarebbe stata negativa per il paese. Hanno considerato che c'erano in corso decine e decine di opere pubbliche e di attività che sono partite in questi ultimi anni e che non potevano essere bloccate" Però per andare davanti ad un notaio ci sarà stata una valida motivazione condivisa da tutti. Dinanzi a questo forte dissenso, non ha mai pensato di dimettersi? " Perché avrei dovuto? Questa è solo una sua personale valutazione". Però quando la maggioranza viene meno, si deve solo prendere atto... "Il sindaco è stato eletto dal popolo insieme ad un certo numero di consiglieri. Non hanno ben capito cosa stavano facendo, presi dal gioco di una banda di ragazzi" E allora come considera l'atto davanti al notaio? "Non si tratta di un attestato di documento, ma solo di firma. Questo è stato il ricatto più grande, quello di portare delle persone davanti a un notaio per intimorirli, perché gli hanno fatto credere che una volta messa la firma si era creato un atto. Invece l'atto lo fai quando vai davanti al consiglio. E poi, mentre si svolgeva il consiglio comunale, loro firmavano davanti al notaio. Avevano detto, ai consiglieri che poi hanno ritirato le dimissioni, che prima di presentare il documento si sarebbero rivisti per decidere se presentarlo oppure no. E invece hanno fatto il contrario. Se avessero avuto un poco di intelligenza, non avrebbero dovuto consegnare le dimissioni, invece presi dalla rabbia non solo hanno protocollato questa presentazione di dimissioni, ma hanno preteso sul protocollo di riportare i nominativi di tutti coloro che avevano fatto quest'autenticazione di firma. Ma quello non può essere considerato un documento". Ora non si sente delegittimato nel suo ruolo? "Io sono stato votato dal popolo e loro hanno dimostrato di non valere nemmeno il loro voto personale". Come risponde alle accuse di un clima ricattatorio? Io penso che il clima ricattatorio venga portato avanti da due tre consiglieri, l'hanno messo in essere loro. Perché non vi presentate davanti ai cittadini e spiegate ciò che è accaduto? "Lo faremo a breve. Sì è quello che faremo..."

La reazione

Fierro: "La mia delusione di uomo"

Raffaele Fierro, ex consigliere di maggioranza, spiega le ragioni delle dimissioni

Dottor Fierro, come mai si è dimesso? Qual era il suo disagio? "Io mi sento abbastanza fuori dal discorso comportamentale del sindaco. Non l'ho apprezzato in questi anni, soprattutto negli ultimi periodi. Tra i tanti problemi che si sono avuti, uno importante è che non ha rispettato il programma che ci eravamo prefissi e a noi consiglieri non ci ha messo nella condizione di poterlo fare. E poi il sindaco mi ha proprio deluso". Mi sembra di capire che lei è deluso anche sul piano dei rapporti umani.. " Sì, è stato un vero colpo per me. Il sindaco ha avuto comportamenti sprezzanti della persona, ma il cittadino sa in cuor suo chi sta nel giusto. Io mi sono sentito solo utilizzato, quando l'ho capito ho deciso di prendere le distanze. Era giusto che si sciogliesse il consiglio comunale e di andare così al più presto a nuove elezioni. Erano venuti meno gli scopi che ci permettevano di continuare a stare insieme. Ma, guarda caso, proprio due dell'opposizione hanno fatto marcia in dietro. Non è molto strano tutto ciò?".