Città del Vino

 

Sabato, 09 Aprile 2005

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Vitigni dimenticati

In Campania c'é un patrimonio da riscoprire

GRANDI, PICCOLI, VINI LE AZIENDE CAMPANE SI TROVANO DI FRONTE ALLA SCELTA

TRA VITIGNI AUTOCTONI E ALLOCTONI

Dopo anni di successi conseguiti nel comparto vitivinicolo, da più parti, si avvertono segnali di una inversione di tendenza che, ai più, non appare di carattere temporaneo.

 

Una situazione che, oltre a generare preoccupazioni tra gli operatori del settore, ha offerto lo spunto ad ampi dibattiti sulle cause e i possibili scenari futuri facendo affiorare, in alcuni casi, anche vecchie diatribe: il ritorno e lo sviluppo dei vitigni autoctoni, piuttosto che continuare a puntare sui grandi vitigni internazionali.

 

L'alternativa prospettata si pone non tanto come una scelta di campo da effettuare tout court (tra autoctoni e alloctoni), ma come una opportunità offerta, di volta in volta, alle  imprese  vitivinicole che, in funzione delle loro dimensioni, delle capacità del proprio management, dell'area di influenza geografica, dei mercati di sbocco, della tipicità dei prodotti, ecc., potranno operare le scelte più opportune per il giusto posizionamento di mercato.

 

Orbene, le nostre aziende -come affermava Mario Soldati -producono "grandi, piccoli, vini": grandi per pregio e tipicità, grandi per profumi e sapori, ma piccoli per le aree di produzione e per le dimensioni produttive.

 

Le peculiarità innanzi delineate, nella realtà, sono comuni a diverse imprese, in particolare campane, con limitate strutture dimensionali e produttive, contraddistinte da una elevata qualità e tipicità del prodotto, nonché caratterizza- te dallo stretto rapporto con il territorio di origine; tutte condizioni ottimali per lo sviluppo dei vitigni autoctoni.

 

La Campania, come è noto, dispone di un notevole patrimonio ampelografico difficilmente riscontrabile in altre zone viticole nazionali e internazionali, tanto è vero che, fino ad ora, sono state individuate ben oltre cento varietà di viti.

 

Va inoltre opportunamente sottolineato che, grazie al fattivo interessamento di alcuni organismi regionali, negli ultimi anni, al fine sia di non disperdere e sia di tutelare l'immenso patrimonio viti colo, si è provveduto al censimento di un primo gruppo di vitigni autoctoni (50 circa) e alla successiva iscrizione, in parte già realizzata, nel 'Registro Nazionale delle Varietà e di Viti' di alcune importanti varietà (Aglianico, Asprinio, Biancolella, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Forastera, Greco, Piedi rosso, ecc.).

 

Nell'ambito dell'ampia e variegata gamma dei vitigni autoctoni si possono indicare, tra i più significativi della provincia di Salerno, i seguenti: Tintore di Tramonti, Repella, Ripolo, Fenile e Ginestra.

 

TINTORE DI TRAMONTI E' presente, quasi in modo esclusivo, nel comune di Tramonti, in provincia di Salerno. Il suo nome trae origine dalla caratteristica di conferire notevole colore (uva per colore) al vino.

Oltre che nel comune di Tramonti il vitigno è presente nella Valle dell'lrno e, sporadicamente, nelle aree vitate della Costiera Amalfitana (una certa similitudine della Tintore di Amalfi è ipotizzabile, secondo le descrizioni fatte dai diversi ampelografi campani deII'BOO, con la Tintora di Lanzara, sempre in provincia di Salerno.

E' allevato a pergola, in vecchie vigne, spesso a piede franco.

In alcuni casi concorre, come vitigno complementare, alla produzione del vino Doc Costa di Amalfi rosso, sottozona Tramonti, in misura minore alle sottozone Ravello e Furore.

Attualmente il Tintore (80%), unitamente al Piedi rosso (20%), dà origine, con una propria personalità, a un vino a'scippata prodotto dall'Azienda Agricola Apicella di Tramonti.

 

Il vino ottenuto (gr. al.: 14% vol.) si presenta di colore rosso carico, con riflessi violacei; il pro- fumo è intenso e persistente, con note fruttate (cerase) e spezie (pepe); subito caldo in bocca, dolce e morbido, la sensazione tannica è potente, ma matura; persistente e ampio il retrogusto.

 

PEPELLA E' un vitigno conosciuto solo con questo nome ed è diffuso esclusivamente in Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno.

Si ritiene che il nome Pepella derivi dalla presenza, accanto ad acini normali, di altri molto

piccoli, della dimensione simile ai grani di pepe.

La sua introduzione in Costiera Amalfitana è presumibile che sia piuttosto recente e, comunque, non antecedente alla fine dell'Ottocento. Il vitigno è maggiormente diffuso nei comuni di Tramonti, Ravello e Scala, aree comprese nella zona di produzione del vino Doc Costa di Amalfi, sottozone Tramonti e Ravello.

 

La Pepella non è mai prevalente nei vigneti; è, infatti, presente in pochi ceppi, spesso carichi di anni.

 

RIPOLO L'uva Ripolo, Ripoli sono gli altri nomi con cui è nota questa varietà, diffusa un tempo soprattutto, alle pendici dei Monti Lattari, nei territori dei comuni di Gragnano e Castellammare.

Attualmente è più coltivata in Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno.

Le prime notizie ci pervengono dalla seconda metà dell'Ottocento.

Attualmente il vitigno è presente nei soli vigneti dei Comuni di Furore, Amalfi e Positano, aree comprese nell'ambito della zona di produzione del vino Doc Costa di Amalfi, sottozona Furore. Il Ripolo non è mai prevalente nei vigneti, alle- vati di norma a pergola, dove è presente in pochi ceppi, propagati per propaggine.

 

FENILE Questo è un altro vitigno autoctono da segnalare, presente solo in Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno.

Le dimensioni dei ceppi, spesso su piede franco, testimoniano che la varietà era coltivata nella zona da molto tempo, anche se mancano riferimenti storici scritti e orali sulla sua introduzione.

Il nome Fenile potrebbe derivare, secondo qualche viticultore del luogo, dal colore biondo dorato dell'uva matura che ricorda il fieno. Il Fenile non è mai prevalente nei vigneti dove è allevato a pergola, realizzata con viti disposte a quadro, a gruppi di due, tre ceppi per posta; più rara è la spalliera.

Attualmente il vitigno è diffuso nei vigneti dei comuni di Furore, Positano e Amalfi della Costiera Amalfitana, dove concorre, come vitigno complementare, alla produzione di vino Doc Costa di Amalfi bianco, sottozona Furore.

 

GINESTRA E' una varietà presente in Campania fin dall'inizio dell'BOO, segnalato nella letteratura ampelografica più antica anche con i sinonimi Ginestro o Nocella, Genestrello, Ginestrello).

 

Questo vitigno prende il nome dal caratteristico profumo di ginestra presente nell'uva e viene coltivato nei comuni di Scala, Ravello, Amalfi, Minori, e Maiori; con il nome Biancazita è diffuso nei comuni di Furore, Tramonti, Corbara e Positano, mentre, con il sinonimo Biancaterrra, è presente nel comune di Scala, tutti in provincia di Salerno. Rientra, come vitigno complementare, nella base ampelografica del vino Doc Costa d'Amalfi bianco.

 

L'importanza dei vitigni menzionati (tutti a bacca bianca a eccezione del Tintore) è con- fermata dai recenti studi, svolti nell'ambito del 'Programma regionale di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni', che hanno accertato la buona attitudine viticola ed enologica delle varietà indicate, nonché l'idoneità alla produzione di vino di pregio che consentirà, quanto prima, la richiesta d'iscrizione al 'Registro Nazionale delle varietà e di viti' e l'inserimento tra quelle raccomandate per la provincia di Salerno.

L:esigenza, infine, di valorizzare i vitigni tradizionali trova riscontro nella recente proposta di legge 'Disposizioni per la tutela e la valorizza- zione dei vitigni autoctoni italiani', avente per oggetto la catalogazione e il censimento dei vitigni autoctoni e le produzioni di vini dimenti- cati che rappresentano, sempre di più, lo stretto legame tra prodotto e territorio.

 

Lucia Villani

Il sommelier gen/feb 2005

per informazioni rivolgersi a:

info@tramontipizza.org