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Dopo anni di successi conseguiti nel comparto
vitivinicolo, da più parti, si avvertono segnali di una
inversione di tendenza che, ai più, non appare di carattere
temporaneo.
Una situazione che,
oltre a generare preoccupazioni tra gli operatori del settore,
ha offerto lo spunto ad ampi dibattiti sulle cause e i
possibili scenari futuri facendo affiorare, in alcuni casi,
anche vecchie diatribe: il ritorno e lo sviluppo dei vitigni
autoctoni, piuttosto che continuare a puntare sui grandi
vitigni internazionali.
L'alternativa
prospettata si pone non tanto come una scelta di campo da
effettuare tout court (tra autoctoni e alloctoni), ma come una
opportunità offerta, di volta in volta, alle
imprese vitivinicole che, in funzione delle loro
dimensioni, delle capacità del proprio management, dell'area
di influenza geografica, dei mercati di sbocco, della tipicità
dei prodotti, ecc., potranno operare le scelte più opportune
per il giusto posizionamento di mercato.
Orbene, le nostre
aziende -come affermava Mario Soldati -producono "grandi,
piccoli, vini": grandi per pregio e tipicità, grandi per
profumi e sapori, ma piccoli per le aree di produzione e per
le dimensioni produttive.
Le peculiarità innanzi
delineate, nella realtà, sono comuni a diverse imprese, in
particolare campane, con limitate strutture dimensionali e
produttive, contraddistinte da una elevata qualità e tipicità
del prodotto, nonché caratterizza- te dallo stretto rapporto
con il territorio di origine; tutte condizioni ottimali per lo
sviluppo dei vitigni autoctoni.
La Campania, come è
noto, dispone di un notevole patrimonio ampelografico
difficilmente riscontrabile in altre zone viticole nazionali e
internazionali, tanto è vero che, fino ad ora, sono state
individuate ben oltre cento varietà di viti.
Va inoltre
opportunamente sottolineato che, grazie al fattivo
interessamento di alcuni organismi regionali, negli ultimi
anni, al fine sia di non disperdere e sia di tutelare
l'immenso patrimonio viti colo, si è provveduto al censimento
di un primo gruppo di vitigni autoctoni (50 circa) e alla
successiva iscrizione, in parte già realizzata, nel 'Registro
Nazionale delle Varietà e di Viti' di alcune importanti
varietà (Aglianico, Asprinio, Biancolella, Coda di Volpe,
Falanghina, Fiano, Forastera, Greco, Piedi rosso, ecc.).
Nell'ambito dell'ampia e variegata gamma dei vitigni
autoctoni si possono indicare, tra i più significativi della
provincia di Salerno, i seguenti: Tintore di Tramonti,
Repella, Ripolo, Fenile e Ginestra.
TINTORE DI
TRAMONTI E' presente, quasi in modo esclusivo, nel comune
di Tramonti, in provincia di Salerno. Il suo nome trae origine
dalla caratteristica di conferire notevole colore (uva per
colore) al vino.
Oltre che nel comune
di Tramonti il vitigno è presente nella Valle dell'lrno e,
sporadicamente, nelle aree vitate della Costiera Amalfitana
(una certa similitudine della Tintore di Amalfi è
ipotizzabile, secondo le descrizioni fatte dai diversi
ampelografi campani deII'BOO, con la Tintora di Lanzara,
sempre in provincia di Salerno.
E' allevato a pergola,
in vecchie vigne, spesso a piede franco.
In alcuni casi
concorre, come vitigno complementare, alla produzione del vino
Doc Costa di Amalfi rosso, sottozona Tramonti, in misura
minore alle sottozone Ravello e Furore.
Attualmente il Tintore
(80%), unitamente al Piedi rosso (20%), dà origine, con una
propria personalità, a un vino a'scippata prodotto
dall'Azienda Agricola Apicella di Tramonti.
Il vino ottenuto (gr.
al.: 14% vol.) si presenta di colore rosso carico, con
riflessi violacei; il pro- fumo è intenso e persistente, con
note fruttate (cerase) e spezie (pepe); subito caldo in bocca,
dolce e morbido, la sensazione tannica è potente, ma matura;
persistente e ampio il retrogusto.
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PEPELLA E' un vitigno conosciuto solo con questo
nome ed è diffuso esclusivamente in Costiera Amalfitana, in
provincia di Salerno.
Si ritiene che il nome
Pepella derivi dalla presenza, accanto ad acini normali, di
altri molto
piccoli, della
dimensione simile ai grani di pepe.
La sua introduzione in
Costiera Amalfitana è presumibile che sia piuttosto recente e,
comunque, non antecedente alla fine dell'Ottocento. Il vitigno
è maggiormente diffuso nei comuni di Tramonti, Ravello e
Scala, aree comprese nella zona di produzione del vino Doc
Costa di Amalfi, sottozone Tramonti e Ravello.
La Pepella non è mai prevalente nei vigneti; è,
infatti, presente in pochi ceppi, spesso carichi di
anni.
RIPOLO L'uva
Ripolo, Ripoli sono gli altri nomi con cui è nota questa
varietà, diffusa un tempo soprattutto, alle pendici dei Monti
Lattari, nei territori dei comuni di Gragnano e Castellammare.
Attualmente è più
coltivata in Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno.
Le prime notizie ci
pervengono dalla seconda metà dell'Ottocento.
Attualmente il vitigno
è presente nei soli vigneti dei Comuni di Furore, Amalfi e
Positano, aree comprese nell'ambito della zona di produzione
del vino Doc Costa di Amalfi, sottozona Furore. Il Ripolo non
è mai prevalente nei vigneti, alle- vati di norma a pergola,
dove è presente in pochi ceppi, propagati per propaggine.
FENILE Questo è
un altro vitigno autoctono da segnalare, presente solo in
Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno.
Le dimensioni dei
ceppi, spesso su piede franco, testimoniano che la varietà era
coltivata nella zona da molto tempo, anche se mancano
riferimenti storici scritti e orali sulla sua introduzione.
Il nome Fenile
potrebbe derivare, secondo qualche viticultore del luogo, dal
colore biondo dorato dell'uva matura che ricorda il fieno. Il
Fenile non è mai prevalente nei vigneti dove è allevato a
pergola, realizzata con viti disposte a quadro, a gruppi di
due, tre ceppi per posta; più rara è la spalliera.
Attualmente il vitigno
è diffuso nei vigneti dei comuni di Furore, Positano e Amalfi
della Costiera Amalfitana, dove concorre, come vitigno
complementare, alla produzione di vino Doc Costa di Amalfi
bianco, sottozona Furore.
GINESTRA E' una
varietà presente in Campania fin dall'inizio dell'BOO,
segnalato nella letteratura ampelografica più antica anche con
i sinonimi Ginestro o Nocella, Genestrello, Ginestrello).
Questo vitigno prende
il nome dal caratteristico profumo di ginestra presente
nell'uva e viene coltivato nei comuni di Scala, Ravello,
Amalfi, Minori, e Maiori; con il nome Biancazita è diffuso nei
comuni di Furore, Tramonti, Corbara e Positano, mentre, con il
sinonimo Biancaterrra, è presente nel comune di Scala, tutti
in provincia di Salerno. Rientra, come vitigno complementare,
nella base ampelografica del vino Doc Costa d'Amalfi bianco.
L'importanza dei
vitigni menzionati (tutti a bacca bianca a eccezione del
Tintore) è con- fermata dai recenti studi, svolti nell'ambito
del 'Programma regionale di recupero e valorizzazione dei
vitigni autoctoni', che hanno accertato la buona attitudine
viticola ed enologica delle varietà indicate, nonché
l'idoneità alla produzione di vino di pregio che consentirà,
quanto prima, la richiesta d'iscrizione al 'Registro Nazionale
delle varietà e di viti' e l'inserimento tra quelle
raccomandate per la provincia di Salerno.
L:esigenza, infine, di
valorizzare i vitigni tradizionali trova riscontro nella
recente proposta di legge 'Disposizioni per la tutela e la
valorizza- zione dei vitigni autoctoni italiani', avente per
oggetto la catalogazione e il censimento dei vitigni autoctoni
e le produzioni di vini dimenti- cati che rappresentano,
sempre di più, lo stretto legame tra prodotto e
territorio.
Lucia Villani
Il sommelier gen/feb
2005 |