TRAMONTI. Dovrá comparire in giudizio
il sindaco, Armando Imperato, e difendersi dall’accusa di aver
rifiutato «la tempestiva sottoscrizione di sei certificati attestanti
l’iscrizione nelle liste elettorali di altrettanti candidati alla
carica di consigliere comunale inseriti nella lista denominata "Uniti
per Tramonti" per la tornata elettorale del 13 giugno 2004". Il gup Di
Florio, ha ritenuto di rinviare a giudizio il primo cittadino.
Il tutto in base agli elementi
acquisiti nella prima tranche dell’indagine.
E ha motivato la decisione presa
mettendo in risalto la circostanza che Imperato avrebbe avuto un
comportamento «idoneo a cagionare intenzionalmente al candidato
sindaco e ai candidati alla carica di consigliere comunale della lista
contrapposta un danno ingiusto costituito dall’esclusione delle
relative candidature». E’ quanto sostenuto dall’attuale minoranza
consiliare, composta da Alfonso Arpino, Errico Taiani, Enrico Fierro,
Antonio Amodio e Antonio Ferrara, i quali, probabilmente, si
costituiranno parte civile, che ha acceso le polveri ricorrendo alla
magistratura.
Il sindaco avrebbe fatto di tutto per
mettere il bastone tra le ruote alla compagine avversaria,
approfittando del potere derivante dalla sua carica. Un presunto
boicottaggio che alla fine non sarebbe andato in porto, visto che la
formazione rivale si è presentata ai nastri di partenza, uscendo
sconfitta dal testa a testa che contrapponeva Imperato ad Arpino.
Ma Imperato avrebbe tentato
soprattutto ritardando o, in particolar modo, rifiutando di firmare,
mancando l’ufficiale all’anagrafe deputato a questo tipo di procedura,
i certificati elettorali della formazione elettorale contrapposta alla
sua. Capi di imputazione che, a questo punto, dovranno essere vagliati
in sede dibattimentale, a partire dalla prima udienza che si terrá il
ventidue di novembre prossimo. Imperato, tuttavia, contesta ogni
addebito ed è pronto a far valere, in giudizio, le proprie ragioni.
«Da me non si è presentato mai
nessuno - precisa il primo cittadino - e io non mi sono mai rifiutato
di firmare nessuna certificazione, soprattutto se si tiene conto della
circostanza che nessuno mi ha cercato. E, inoltre, io non avrei avuto
alcun interesse che non si presentasse la lista concorrente, in
quanto, correndo da solo, non avrei avuto la certezza di raggiungere
il quorum stabilito dalla legge, nel caso in cui, al giudizio degli
elettori, ci fosse stata solo la mia compagine». La parola adesso
passerá alla magistratura.
Gaetano de Stefano
DOMENICA, 09 LUGLIO 2006 Pagina 14 - Provincia http://quotidianiespresso.extra.kataweb.it/finegil/lacittadisalerno