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Nessuna sostanza
nociva nei contenitori per pizza
Contributo di
Francesco VALLONE
Nessuna
traccia di contaminanti nei contenitori di cartone, usati
generalmente per trasportare le pizze. E’ questo l’esito delle
analisi compiute dal laboratorio chimico, diretto dal dott.
Francesco Russo, del dipartimento provinciale di Catanzaro
dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente della Calabria) su tre contenitori per pizza da
asporto che nel maggio scorso erano stati consegnati all’Arpacal
dall’As 7 di Catanzaro. Si ricorderà che il caso nazionale dei
“cartoni contaminati” è esploso a seguito di una inchiesta di
una rivista dei consumatori nell’aprile scorso, che ha fatto
scattare un’indagine della Procura della Repubblica di Torino.
In Calabria un’associazione a tutela dei consumatori, aveva
chiesto risposte ufficiali agli enti preposti al controllo e
alle analisi dei campioni individuati nel territorio
regionale. In Calabria, nel marzo scorso, già in occasione
della riunione con il Dipartimento regionale alla Salute, per
i raccordi istituzionali conseguenti alla normativa
sull’analisi degli alimenti, il commissario dell’Arpacal,
dott. Domenico Lemma, aveva immediatamente sollecitato i
laboratori chimici provinciali ad una azione sinergica con le
aziende sanitarie, soprattutto nei casi in cui veniva
direttamente interessata la salute dei consumatori in seguito
all’acquisto di alimenti. Il laboratorio dell’Arpacal ha
quindi analizzato i cartoni consegnati dall’Asl, alla ricerca
di sostanze chimiche potenzialmente in grado di “migrare” dal
cartone alla pizza, con possibile danno alla salute del
cittadino. L’analisi ha ricercato la presenza di benzene,
naftalene, ftalati, fenoli e di-isobutilftalato, ossia
composti fenolici e benzeni responsabili di quello che in
linguaggio tecnico viene definita “molestia olfattiva” o
“molestia gustativa”, vale a dire l’odore pungente ed il
sapore aspro che a volte si percepisce dalle pizze contenute,
appunto, nei contenitori da asporto. L’analisi del laboratorio
chimico Arpacal, quindi, ha rilevato l’assenza di queste
sostanze, trovando valori al di sotto del “limite di
rilevabilità del metodo”, ossia una presenza talmente minima
da essere inferiore a 0,1 microgrammi per chilogrammo di
cartone analizzato. Altra analisi, sui tre cartoni di pizza, è
consistita nella ricerca di piombo che, in base ad una
specifica normativa, in quei contenitori non deve essere
presente per un quantitativo superiore a 3 microgrammi per
decimetro quadrato. Nei campioni analizzati, il valore massimo
trovato è stato di 1,5 microgrammi, quindi ben al di sotto del
valore previsto per legge. “L’agenzia – ha commentato il
commissario dell’Arpacal, Lemma – è costantemente impegnata a
svolgere i compiti istituzionali ad essa demandati, con
l’obiettivo di fornire un servizio utile per la collettività.
Il nostro metodo d’azione, però, è quello tecnico-scientifico,
ossia di esprimerci solo dopo aver svolto le opportune analisi
e alla presenza di risultati scientifici certi”. (DNA)
tratto
da:http://www.uscatanzaro.net |