Al forno o al tegamino
la pizza attizza il palato
Paolo Massobrio- la stampa
Adesso pendiamo tutti dalle labbra del
dietologo (o facciamo finta di farlo). Dopo che ci siamo ritrovati
nelle statistiche di chi ha preso due chili dopo le feste di fine
anno, siamo più attenti a non sbagliare. Ma sbagliamo lo stesso,
perché un regime alimentare non può essere come uno spot, credo,
ma deve diventare una filosofia di vita. Il professor Calabrese,
da anni, ci distilla una serie di consigli, che sono come le
tessere di un mosaico dove il quadro è la nostra vita. E in questo
quadro c’è la domenica sera, quel giorno dedicato al riposo che
divide in due le categorie di persone: quelli che odiano il lunedì
e quelli che non aspettano altro. Entrambi, però, alla domenica
sera non vorrebbero cucinare. E allora che si fa? Si va in
pizzeria. Il problema è che la pizza dilagante, persino consegnata
a domicilio col Pony Express, non è più quella di una volta. Oggi
ci sono le basi già pronte, i preparati semi industriali da
aggiungere ai condimenti dozzinali, fino al pomodoro posticcio che
ha perso vigore. Si finisce non di rado per mangiare una pizza
gommosa, che rimane sullo stomaco per tutta la notte, dandoci un
motivo in più per avere in uggia il fatidico lunedì. Cosa minaccia
la digestione quando si mangia una pizza? A cosa dobbiamo stare
attenti? So già che il professor Calabrese ci darà il buon
consiglio di rinunciare ai bordi. Ma se la pasta non è delle
migliori, i bordi della pizza inficiano ancora di più la
digestione? A Tramonti (Salerno) che è la patria dei pizzaioli
italiani, spartiacque tra la tradizione di Vico Equense di
servirla al metro e quella tradizionale cotta al forno (non ho
trovato tracce della pizza al tegamino napoletana), conservano i
saperi della verace pizza italiana. Per forza, sono 3.000 i
tramontani sparsi nel mondo, che nel loro paese hanno imparato a
usare buone farine (i mulini di Gragnano sono a pochi chilometri),
pomodoro della varietà San Marzano e mozzarella delle migliori, di
bufala o di latte vaccino. Questi saperi meritano d’essere
codificati con una De. Co., tanto per iniziare. Ce lo attendiamo
dal sindaco di Tramonti, dove già il professor Calabrese, in tempi
non sospetti, è andato in avanscoperta.
tratto da:http://www.clubpapillon.it/paolo2.php?id=487 |