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Il Festival
della Pizza
Dieci
forni a legna e oltre quaranta pizzaioli per celebrare il
trionfo della pizza. A Tramonti, in Costa d'Amalfi, anche
quest'anno sarà festa per due giorni, grazie al tradizionale
raduno dell'esercito di pizzaioli che dagli anni Cinquanta ad
oggi hanno impiantato circa 3000 pizzerie in tutta Italia
contribuendo al successo della più antica delle pietanze Made
in Italy.
Se la pizza figura ai primi
posti nelle classifiche di gradimento degli italiani a tavola,
il merito è soprattutto di quegli emigranti tramontini che
hanno trasformato un'antica tradizione casalinga in autentica
attività commerciale.
Prende spunto da questa
metamorfosi il Festival della Pizza, consueto happening estivo
giunto alla sua 15esima edizione e da quest'anno inserito nel
programma regionale Costiera dei Fiori promosso
dall'Assessorato all'Agricoltura e alle Attività Produttive
della Regione Campania, che animer Tramonti l'8 e il 9 agosto
con degustazioni, musica e folclore.
Teatro della manifestazione
che raduna migliaia di persone sarà la Piazza San Felice della
frazione Pietre dove domani sera (martedì 7 agosto ore 19.30)
è in programma una anticipazione del Festival della Pizza
animato dai pizzaioli di Tramonti che ogni estate ritornano in
Costiera per riabbracciare i familiari. Moderata dal
giornalista Mario Amodio, la serata prevede gli interventi del
sindaco di Tramonti Armando Imperato, del presidente della
Comunità Montana, Raffaele Ferraioli, dello storico Ezio
Falcone e dell'enogastronomo Emanuele Sepe.
L'incontro, nel corso del
quale è prevista una degustazione della tradizionale pizza di
Tramonti con l'abbinamento dei vini doc della Costa d'Amalfi,
sancirà il simbolico passaggio di consegne tra le vecchie
generazioni di pizzaioli e quelle emergenti con il suggestivo
ricordo dell'antica vocazione dell'arte della pizza.
A Tramonti, che attraverso i
suoi cittadini ha il pregio di aver fatto conoscere la pizza
in tutto il mondo, è una vocazione che risale a tempi remoti.
Infatti, nei tredici borghi che compongono il paese non c'era
famiglia che non avesse in casa un forno a legna per il pane
biscottato fatto di farina di grano integrale. E ogni
qualvolta lo si coceva era un rito infornare anche la pizza
realizzata con lo stesso impasto e condita con i pomodori
degli sponsilli (tenuti in conserva sotto i porticati) e con
olio di oliva.
In qualche famiglia
patriarcale vi erano anche alcune varianti come la sugna o i
cubetti di lardo che si aggiungevano ad aglio e origano. Solo
una condizione di agio consentiva l'utilizzo delle alici
salata, mentre la mozzarella risultava assente per due
ragioni: la prima di ordine economica, in quanto il latte si
vendeva per il sostentamento quotidiano, l'altra, perchè si
correva il rischio di asciugarla per effetto della lunga
cottura. La pizza così preparata veniva cotta insieme al pane,
nel forno senza brace e senza fiamma.
Il pregio dei tramontini è
dunque quello di aver divulgato a macchia d'olio l'interesse
per la pizza, realizzando una pizza napoletana di grandissima
qualità, con pizzerie disseminate in tutta l'Italia del Centro
- Nord. In molti, da Tramonti, partirono nell'immediato
dopoguerra sistemandosi nel Veneto, in Friuli o in Lombardia
dove impiantarono pizzerie e in qualche caso anche caseifici.
Da allora, e in special modo
negli anni sessanta, ci fu un grande esodo da Tramonti verso
tutte le città del nord, compresa l'Emilia Romagna. Al punto
che oggi, di ristoranti e pizzerie tramontane, se ne contano
oltre tremila, alcune delle quali di grandi dimensioni. Ma
guai a tener lontani gli emigranti dai luoghi perfetti
dell'infanzia.
Per questi, impareggiabili
maestri delle tradizioni di Tramonti, il richiamo del loro
paese assomiglia quasi a un canto di sirena. Ed è per questo
che vi fanno ritorno più di una volta all'anno. In special
modo d'estate, quando l'aria di festa mette insieme idiomi
dialettali con quelli nordici delle nuove generazioni. |