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Il Concerto e
Sant’Alfonso
Qui il marketing e l’ospitalità è
di casa. Ma forse nessuno lo sa…
Se la sfogliatella
venne preparata per la prima volta
dalle suore nel convento di Santa Rosa a Conca dei Marini, il
Concerto, aromatico rosolio dal colore scuro e che sprigiona un
odore intenso e piacevole al palato, è stato inventato qui,
nell’antico Conservatorio di Pucara. Le religiose, avendo a
disposizione ogni varietà di erbe e
spezie (liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce
moscata, stella alpina, mentuccia) idearono questo infuso, che
ancora oggi si è tramandato in molte famiglie, grazie anche alla
ricetta gelosamente custodita dalle farmacie locali. Rappresenta
un marketing territoriale dall’indiscutibile valore turistico:
riportare di nuovo qui, nell’antica cucina, questi sapori.
Fare corsi ed esposizioni.
Così come ricostruire la storia
della presenza accertata in questo luogo di Sant’Alfonso de
Liguori, che venne per la prima volta nel 1731, e regalò alle
suore “una raccolta di 25 volumi, scelti per la meditazione”, e
poi vi ritornò nel 1733.
Questa è storia vera, raccontata
in questo luogo. Che sa di passato,
ma anche di futuro.
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• Last updated: - -Ultimissime- |
Nel seicentesco
Conservatorio di Pucara a Tramonti,
l’amministrazione comunale vuol realizzarci
appartamenti. E per avere i finanziamenti, ha dichiarato
che già ci sono
video
conservatorio
http://www.tramonti.blog.kataweb.it/
Interno_ChiostroConservatorio'600_Tramonti
Tramonti_deliberaConservatorio1
Tramonti_Notiziario_sulConservatorio
Tramonti_PetizioneConservatorio
26
alloggi nell’antico Conservatorio
del ‘600 a Tramonti, Costiera amalfitana. La denuncia arriva da
Italia Nostra e del Comitato civico “Cittadini di Tramonti”
.Pur di sfruttare quei fondi messi a disposizione dal
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, utilizzabili per
soli interventi a scopo abitativo, il consiglio comunale di
Tramonti ha pensato di stravolgere anche il
contesto storico e architettonico di un antico immobile.
I cittadini stanno ora sottoscrivendo una petizione per bloccare
questo progetto e proteggere ciò che
ritengono parte integrante della propria identità storica
e monumentale
Per
utilizzare fondi concessi per soli interventi a scopi abitativi,
l’amministrazione comunale di Tramonti ha dichiarato che
nell’antico Conservatorio di S.Giuseppe
e S.Teresa del 1662, che sorge sull’altura della frazione di
Pucara, in un’area tutelata per i suoi insediamenti storici, ci
sono ben 26 alloggi da ristrutturare, danneggiati dal terremoto
del 1980. La delibera consiliare è la numero 23 del 6 settembre
2006. Nel documento si legge che “il Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per le Opere
Pubbliche e per l’Edilizia – Direzione Generale per l’Edilizia
Residenziale e le Politiche Abitative con propria nota del 2
settembre 2002 (…) ha trasmesso copia del Decreto
di assegnazione al Comune di
Tramonti, ai sensi dell’art.3 1°comma (lett.q) della legge 5
agosto 1978 n°457 la somma di euro 2.582.285 in conto capitale
da prelevarsi dalle disponibilità relative al triennio 1996/1998
per il recupero di n.26 alloggi pubblici danneggiati dal sisma
del 1980…”.
Secondo il Piano urbanistico
territoriale, la zona in cui ricade l’antico Conservatorio del
1662, dove le suore accudivano orfani ed
educavano ragazze della nobiltà, è di “tutela degli insediamenti
antichi accentrati”, dove è possibile solo il restauro e il
risanamento conservativo, e non si prevede la costruzione di
nuovi vani abitativi.
Ma il consiglio comunale ha
votato all’unanimità, con solo due astensioni (Errico Taiani e
Antonio Amodio della minoranza) “la variazione di destinazione
d’uso dell’immobile denominato Conservatorio dall’attuale
destinazione urbanistica “F” Attrezzature e Servizi con
destinazione C “Conservatorio” nella nuova destinazione d’uso
residenziale…” .
Dalla variante urbanistica
fatta il 6 settembre, sarebbero dovuti
trascorrere 90 giorni per eventuali osservazioni, ma il 18
settembre si presenta il nuovo piano economico per il
Conservatorio, e il 26 settembre si indice già il bando di gara
per l’appalto dei lavori, con scadenza il 15 novembre 2006. E’
“anomala” anche questa procedura. La Soprintendenza di Salerno
cosa ha davvero approvato? E vista la valenza storica ed
architettonica dell’immobile, il Ministero per
il Beni e le Attività culturali,
avrebbe dovuto verificare il cambio di destinazione d’uso, cosa
che non è stata fatta.
“Fino ad oggi non abbiamo
potuto prendere visione dei progetti approvati sia dal Comune
che dalla Soprintendenza – denuncia Raffaella Di Leo, presidente
regionale di Italia Nostra – ma
ritengo che siano incompatibili con le esigenze dei complessi
monumentali conventuali, la realizzazione di un notevole numero
di alloggi residenziali, facendoli rientrare nella categoria di
restauro-risanamento conservativo. Nel caso specifico – continua
Di Leo – la sola esigenza di approvare la variazione d’uso
dell’immobile denominato Conservatorio dimostra che per i 26
alloggi previsti non si può parlare sicuramente di recupero”. Ma
pur di sfruttare quei fondi messi a disposizione dal Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti, utilizzabili per soli
interventi a scopo abitativo, il consiglio comunale di Tramonti
ha pensato di stravolgere anche il contesto
storico e architettonico di un antico immobile. I cittadini
stanno ora sottoscrivendo una petizione per bloccare questo
progetto e proteggere ciò che riteniamo
parte integrante della nostra identità storica e monumentale
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SCHEDA SUL CONSERVATORIO
S.GIUSEPPE E .S.TERESA
Il Conservatorio, un esempio
unico nel suo genere
Storia e architettura. Due
elementi che si fondono e rendono questo
immobile un capolavoro d’arte
Documenti originali, fonti
d’archivio storico, testimoniano la storia di questo complesso,
che ha rappresentato durante i secoli, la fortuna e la decadenza
di un territorio. Tutto nacque, come
racconta un documento custodito nell’archivio
arcivescovile di Amalfi, dal testamento di Francesco Antonio
Ricca, che chiese di fondare un “conservatorio di donne vergini
in Tramonti”. Il Viceré di Napoli, nel 1676, diede la
protezione regia. Vennero redatti
regolamenti, discipline a cui attenersi. Nel 1723 la struttura,
con l’annessa chiesa, venne benedetta
prendendo il nome di San Giuseppe e S.Teresa. Sotto Vittorio
Emanuele II, re d’Italia, anche questo complesso conventuale,
resosi libero in seguito alla soppressione degli ordini
religiosi (1866-1867), venne
requisito per realizzarvi un educandato. Fu approvato lo
Statuto, sottoscritto dal Ministro dell’Interno, con il quale si
stabiliva che, così come volontà del fondatore, nel
Conservatorio si sarebbe provveduto al “mantenimento ed
alla educazione delle giovinette
povere del Comune” (dai 7 ai 20 anni) e all’educazione ed
istruzione “a pagamento delle giovinette agiate mediante
pensione. Il Conservatorio venne così
amministrato da una commissione, con regole ferree a cui
attenersi. Oltre allo studio della storia, lingua e letteratura
italiana, lingua francese,
aritmetica, geografia e calligrafia, si provvedeva anche
all’insegnamento dell’economia domestica, ricamo a mano, a
telaio e a macchina. Era previsto anche un “fondo di massa” da
dare alle alunne, qualora i prodotti dei lavori
venissero venduti. Un’organizzazione
meticolosa (erano previsti un segretario, un tesoriere, una
direttrice, insegnanti, assistenti) che traspare nei 46 articoli
dello statuto,e che introducono nella
vita di questa struttura, le regole e i modi di una società.
Chi non ha mai visitato
questo immobile, non avrà difficoltà
ad intravedere anche la struttura architettonica conoscendo già
un pezzo della sua storia. Le celle si
intersecano tra di loro, tra corridoi, anfratti, giochi
di archi. Il tutto diviso in tre piani. E al
centro del chiostro, il pino maestoso che sovrasta la struttura.
E poi, dalle finestre, è possibile
intravedere, a sud il mare della costa, a nord la catena
montuosa dei monti Lattari. Un colpo d’occhio da rimanere
incantati.
Ma
il suo pregio architettonico è testimoniato anche da qualche
studio, e da una tesi di laurea redatta da Alessandra
Siniscalchi e Paola Rosolia, in fase di pubblicazione,
intitolata “L’Architettura Barocca in area amalfitana”. Le due
architette si sono soffermate anche sullo studio “di uno dei
pochi esempi di opera originariamente
barocca di tutta questa area”. Oltre alla sua storia,
viene descritto il complesso: “la
facciata, attualmente deturpata dalle iniezioni di cemento, è
prettamente laica e conclusa da merli. All’interno è degna di
una visita la piccola chiesetta con impianto a croce greca
direttamente collegata alla struttura monastica. I piloni della
crociera accolgono al loro interno delle nicchie che si
concludono in una decorazione di
stucco a forma di conchiglia. I quattro archi di sostegno della
cupola sono decorati da fini rosoni che richiamano il gusto del
grande architetto Cosimo Fanzago. Sollevando lo sguardo si
rimane colpiti dai costoloni della cupola che
formano una stella ad otto punte, al
centro della quale si eleva lo Spirito Santo. Ad
esso corrispondono, sul pavimento,
delle fini maioliche con motivi floreali in bianco, nero e blu,
che circondano una lapide sepolcrale. L'altar maggiore,
mutilato degli angeli in legno
policromo e dorato, è sovrastato da una cornice conclusa da due
messaggeri divini che, con le ali, sorreggono una ghirlanda di
fiori”.
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